Il Qatar accusato di armare e finanziare gli Houthi in Yemen

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 11:49 in Qatar Yemen

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Il primo ministro yemenita, Mueen Abdul-Malik Saeed, ha accusato il Qatar di sostenere i ribelli sciiti Houthi con denaro e armi. Doha, dal canto suo, ha respinto le accuse.

In particolare, a detta del premier yemenita, Doha è da considerarsi tra i principali responsabili della crisi yemenita, visto il suo perdurante sostegno ai ribelli Houthi, attraverso denaro, armi, nonché copertura mediatica e relazioni di alto livello. In particolare, l’appoggio qatariota è divenuto palese a seguito della crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, e del conseguente embargo contro il Qatar da parte di Arabia Saudita, Bahrein, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Secondo Saeed, la politica attuale di Doha consiste nell’indebolire il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e ostacolare gli sforzi volti a ripristinare le istituzioni statali.

Da parte sua, il 21 luglio, il Ministero degli Esteri qatariota si è detto sorpreso di fronte alle dichiarazioni del premier yemenita e, nello specifico, per aver visto il Qatar incluso tra i Paesi partecipanti al conflitto. Le affermazioni di Saaed sono state negate, in quanto considerate false e “ridicole” e il primo ministro è stato invitato a volgere la propria attenzione ai bisogni del popolo yemenita, profondendo sforzi che pongano fine alla perdurante tragedia. Parallelamente, il Ministero qatariota ha esortato le autorità yemenite a prendere le distanze da conflitti intra-regionali che non riguardano direttamente lo Yemen e che acuirebbero ulteriormente la crisi. Doha, dal canto suo, ha ribadito la propria solidarietà verso la popolazione yemenita ed ha sottolineato che non si risparmierà in sforzi per trovare una soluzione sostenibile ad una guerra “assurda”.

Sono circa cinque anni, nello specifico dal 19 marzo 2015, che lo Yemen assiste ad un conflitto che vede contrapposti i ribelli sciiti al governo centrale. Gli Houthi controllano la capitale Sana’a e sono alleati con le forze fedeli all’ex presidente, Ali Abdullah Saleh, oltre ad essere sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale quadro, dal 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto hanno imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo. Il Qatar è vicino agli Stati Uniti ma ha anche forti legami con l’Iran, con cui condivide il più grande giacimento di gas al mondo. Il 5 giugno 2019, a due anni esatti dall’inizio della cosiddetta crisi del Golfo, i capi di stato di Doha e Teheran, Tamim bin Hamad al-Thani e Hassan Rouhani, avevano evidenziato l’importanza del dialogo e la volontà di collaborare.

In tale quadro, di recente è emerso altresì il ruolo del Qatar all’interno del panorama politico yemenita e, nello specifico, con la cosiddetta “Corrente di Doha”, formata da esponenti della Fratellanza Musulmana, appoggiati altresì dalla Turchia. Tra gli obiettivi di tale partito, vi è favorire la creazione un asse turco-qatariota in grado di opporsi alla coalizione a guida saudita. Per tale motivo, gli “uomini di Doha” mirano a sabotare l’accordo di Riad del 5 novembre, volto a disinnescare le tensioni tra il governo yemenita ed i gruppi separatisti rappresentati dal Governo di Transizione Meridionale (STC).

Il Qatar era inizialmente membro della coalizione internazionale a guida saudita, ma, a seguito dell’embargo imposto contro Doha, il Paese si è gradualmente allontanato dall’alleanza. Secondo degli accordi non ufficiali, una volta terminato il conflitto, i ribelli sciiti Houthi acquisirebbero il controllo del Nord, mentre la Fratellanza Musulmana, appoggiata da Qatar e Turchia, potrebbe attuare i propri piani espansionistici verso Sud. Tuttavia, tale mobilitazione rischia di minare ulteriormente la stabilità yemenita e gli sforzi profusi sino ad ora.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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