Merkel e Erdogan discutono la crisi in Libia in una telefonata

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 16:47 in Germania Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno avuto una conversazione telefonica nella quale hanno discusso gli ultimi sviluppi in Libia, stando a quanto riferito dalla Direzione delle Comunicazioni di Ankara, il 22 luglio.

Riguardo alla questione libica, la Turchia è considerata tra i principali responsabili del cambiamento degli equilibri di potere nel Paese nordafricano e, nello specifico, la maggiore sostenitrice del governo di Tripoli, anche noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, soprattutto a livello militare. Tale supporto è stato definito fondamentale per giungere a risultati rilevanti, a danno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, tra cui la conquista della base occidentale di al-Watiya e della regione di Tripoli. 

Al momento, le forze del GNA stanno combattendo per conquistare Sirte e la base di al-Jufra. La prima è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per il GNA sia per il proprio rivale, l’LNA, e i rispettivi alleati. La seconda rappresenta invece un hub rilevante in quanto la base è situata nel centro del Paese, e prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud e Ovest. 

Da parte sua, invece, la Germania rifiuta il coinvolgimento militare di nazioni terze nel conflitto nordafricano, e sostiene la Risoluzione 2510 dell’Onu adottata lo scorso 12 febbraio, nella quale gli Stati membri si sono impegnati a non interferire nella questione di Tripoli, e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi.

A tal proposito, Germania, Francia e Italia hanno minacciato per la prima volta sanzioni contro quei Paesi che non dovessero rispettare l’embargo delle armi in Libia via mare, terra e aria, il 18 luglio.

Ciò nonostante, nelle ultime settimane, la nazione nordafricana ha assistito a una crescente escalation delle tensioni, con l’Egitto pronto a intervenire militarmente al fianco dell’LNA qualora le milizie di Tripoli, con l’aiuto di Ankara, provassero a conquistare la città di Sirte e la base di al-Jufra, definite “linee rosse da non dover oltrepassare” dal presidente del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi.

Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha espresso la preoccupazione di Berlino in merito a tali piani egiziani, durante una conferenza stampa, il 21 luglio. “Le decisioni sugli schieramenti militari non possono essere accolte con favore, poiché comportano sempre il pericolo di un’ulteriore escalation”, ha affermato Maas, aggiungendo che il governo tedesco sta cercando da tempo di allentare le tensioni in Libia, attraverso colloqui con i partiti libici e gli attori regionali.

In particolare, il ministro tedesco ha proposto la creazione di “zone demilitarizzate” intorno alle province più contese, al fine di prevenire un’ulteriore escalation del conflitto. Allo stesso tempo, Maas ha altresì invitato le parti libiche a tornare ai colloqui in formato 5+5 per un cessate il fuoco sostenibile che possa aprire la strada a una soluzione politica, già incoraggiato durante la Conferenza di Berlino, lo scorso 19 gennaio.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione

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