Libia: Russia e Turchia pronte a collaborare per mettere fine al conflitto

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 16:00 in Libia Russia Turchia

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La Turchia ha annunciato che Mosca e Ankara concordano sul fatto che il conflitto in Libia non potrà risolversi con mezzi militari, ma solo attraverso un processo politico facilitato dalle Nazioni Unite, guidato e presieduto dal popolo libico. 

In una dichiarazione resa nota il 22 luglio, il Ministero degli Esteri turco ha affermato che i due Paesi continueranno gli sforzi congiunti per risolvere il conflitto libico, incluso l’incoraggiamento a creare “condizioni per un cessate il fuoco duraturo e sostenibile”. La Turchia ha affermato che durante una serie di colloqui di alto livello, Ankara e Mosca hanno concordato di facilitare il “dialogo politico intra-libico” in linea con la conferenza di Berlino del 2020 sulla Libia e in coordinamento con le Nazioni Unite.

I due Paesi chiederanno alle due fazioni di adottare misure per garantire “l’accesso umanitario sicuro e l’assistenza urgente a tutti i bisognosi” e “prenderanno in considerazione la possibilità” di creare un gruppo di lavoro congiunto sulla Libia. Il Ministero turco ha aggiunto che il prossimo ciclo di consultazioni sul tema si terranno a Mosca nel “prossimo futuro”. Riaffermando il loro “forte impegno per garantire la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale della Libia”, Russia e Turchia hanno sottolineato la necessità di combattere il terrorismo nel Paese Nordafricano.

A partire dalla guerra civile, scoppiata il 15 febbraio 2011, e dalla deposizione del dittatore, Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre del 2011, la Libia vive in una situazione di grande instabilità. Oggi, i due principali schieramenti si stanno scontrando militarmente, grazie all’appoggio dei propri alleati internazionali. Da un lato, c’è il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 e riconosciuto dall’Onu. Questo è sostenuto dall’Italia, dal Qatar e dalla Turchia. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui “uomo forte” è il generale Khalifa Haftar, riceve il sostegno di Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Francia. 

In tale contesto, il 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato una misura che prevede il dispiegamento di forze armate egiziane “nell’ambito di missioni di combattimento fuori dai confini nazionali” e, nello specifico, sul fronte occidentale. Tale riferimento fa quindi pensare alla Libia. Una tale mossa, stabilita ai sensi dell’articolo 152 della costituzione egiziana e dell’articolo 130 del regolamento interno del Parlamento, mira a preservare la sicurezza del Paese di fronte a “milizie armate” ed “elementi terroristici”. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per una possibile escalation ed hanno esortato Il Cairo a non “aggiungere cherosene al fuoco”, ovvero a non alimentare ulteriormente il conflitto.

Dal canto suo, Ankara, alleata del GNA, attraverso il suo presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che non consentirà alcuna “azione sconsiderata” in Libia e ha ribadito il proprio sostegno alle forze tripoline. Inoltre, ha precisato il presidente turco, il sostegno di Ankara al “governo legittimo libico” ha consentito al Paese di sconfiggere i “golpisti” che stavano minacciando la capitale, con riferimento all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Haftar. Ankara, a detta di Erdogan, “non ha ambizioni in nessun Paese” e le operazioni militari condotte mirano a garantire sicurezza e a sostenere gli oppressi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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