Iraq: Ankara continua con la propria operazione, “ignorando la vita dei civili”

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 15:34 in Iraq Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una fonte del governo curdo ha riferito, nella sera del 21 luglio, che 3 civili sono stati feriti a seguito di un bombardamento perpetrato dalle forze turche, da inserirsi nel quadro dell’operazione di Ankara nel Kurdistan iracheno. Per Human Rights Watch, la Turchia non tiene conto della vita dei civili locali.

Il direttore del distretto di Sidkan, Ihsan Chalabi, ha riferito che l’attacco del 21 luglio, condotto per mezzo di artiglieria pesante, ha riguardato villaggi curdi nel Nord del governatorato di Erbil, a circa 350 km a Nord di Baghdad, ed ha causato il ferimento di 3 civili, oltre ad incendi nelle fattorie del distretto. Al momento della dichiarazione, ha sottolineato Chalabi, le fiamme stavano ancora divampando e sarebbe stato difficile estinguerle, a causa dell’impossibilità dei vigili del fuoco di raggiungere la zona.

L’operazione di Ankara nel Kurdistan iracheno, intitolata “Claw-Tiger”, ovvero “Artiglio di tigre”, è stata lanciata il 17 giugno con l’obiettivo di colpire i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le loro roccaforti nelle aree settentrionali irachene. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 25 giugno, Claw Tiger costituisce l’operazione militare turca più lunga dall’inizio del 2020. Le offensive del 25 giugno avevano riguardato Qandil e Zahko, oggetto di bombardamenti che hanno causato la distruzione di una base del PKK e l’uccisione di alcuni membri del Partito.

Dall’inizio dell’operazione, sono numerosi i militanti curdi che si sono ritirati sia da Zahko sia da Haftanin, nel Nord dell’Iraq, mentre circa 150 villaggi sono stati abbandonati, a causa dei continui scontri tra i militanti curdi e le forze turche. Un primo civile iracheno è morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno scorso, dove la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995. Successivamente, sono stati almeno altri 5 i civili deceduti, mentre, secondo gli ultimi dati riferiti il 14 luglio dal Ministero della Difesa turco, 62 “terrorsti” sono stati uccisi.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio già nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Sin da tale anno, i territori montuosi dell’Iraq settentrionale sono testimoni di tensioni. 

In tale quadro, il 22 luglio, Human Rights Watch (HRW) ha esortato Ankara a svolgere indagini per le operazioni che hanno colpito civili. L’accento è stato posto sull’attacco condotto il 25 giugno, che ha causato la morte di un membro iraniano del partito Free Life of Kurdistan (PJAK), legato al PKK, e il ferimento di almeno 6 civili, oltre a danni materiali al resort di Kuna Masi, fonte di un bacino di acqua dolce, nel distretto di Sharbazar. “L’attacco avrebbe potuto causare ancora più vittime civili”, ha affermato Belkis Wille, ricercatore senior in materia di crisi e conflitti presso Human Rights Watch, il quale ha aggiunto che la Turchia dovrebbe prendere tutte le precauzioni per limitare danni ai civili.

Sebbene non sia stato possibile comprendere quali munizioni siano state impiegate il 25 giugno, le dimensioni del cratere provocato dall’attacco e i conseguenti danni, a detta di HRW, indicano l’impiego di esplosivi lanciati dall’alto. Inoltre, è stato sottolineato, non vi erano forze turche nelle vicinanze e i fronti più vicini delle forze curde iraniane distavano 30 km. Si tratta di elementi che mostrano una negligenza da parte di Ankara, le cui forze avrebbero scambiato un gruppo di civili alla fonte di Kuna Masi per combattenti curdi. A tal proposito, il ricercatore Wille ha evidenziato che “le leggi di guerra vietano gli attacchi in cui il pericolo noto per i civili supera il guadagno militare previsto”.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.