Francia-Huawei: i limiti imposti da Parigi costituiscono di fatto un divieto entro il 2028

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 17:56 in Cina Francia

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Le autorità della Francia hanno riferito agli operatori di telecomunicazioni locali i quali progettano di acquistare apparecchiature 5G dal colosso cinese Huawei che questi non saranno in grado di rinnovare le licenze per l’ingranaggio una volta scadute, attraverso una mossa che taglia fuori in maniera graduale, ma definitiva, l’azienda di Pechino delle reti mobili di Parigi. È quanto rivelato da Reuters, il 22 luglio, il quale ha citato tre fonti vicine alla vicenda.

Come altri Paesi in Europa, la Francia sta gettando le basi per il proprio mercato mobile di prossima generazione 5G, nel mezzo di una crescente disputa geopolitica tra due superpotenze globali, la Cina da un lato, e gli Stati Uniti dall’altro.

Già dallo scorso marzo, secondo altre fonti intervistate da Reuters, la Francia stava valutando di non chiudere completamente al colosso cinese, ma di cercare un modo per escluderlo dal nucleo della rete mobile, il quale comporta maggiori rischi di sorveglianza poiché elabora informazioni sensibili come i dati personali dei clienti.

La scelta della Francia arriva dopo l’esortazione, da parte del governo statunitense nei confronti dei propri alleati, ad escludere la società cinese dalle reti di comunicazione di prossima generazione dell’Occidente, sostenendo che Pechino potrebbe servirsene per attività di spionaggio. Da parte sua, Huawei ha negato tali accuse. Ciò nonostante, l’azienda cinese è stata inserita alla “lista delle entità” del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il 16 maggio 2019, sulla base di problemi alla sicurezza nazionale, dopo che Washington ha accusato Huawei di aver violato le sanzioni statunitensi contro l’Iran e di poter spiare i propri clienti.

In merito alla vicenda, il 6 luglio, l’agenzia francese di sicurezza informatica ANSSI aveva comunicato che avrebbe consentito agli operatori di utilizzare le apparecchiature di Huawei sotto licenze dai tre agli otto anni, ma ne aveva tuttavia sconsigliato l’uso a coloro che non lo avessero ancora adottato. 

Ogni gestore deve richiedere decine di licenze per attrezzature destinate a coprire diverse parti del Paese e, a tal proposito, le fonti citate da Reuters hanno spiegato che ANSSI aveva messo in guardia gli operatori della maggior parte delle decisioni di licenza per le grandi città. Tuttavia, le motivazioni dell’agenzia francese non sono state rese pubbliche né da quest’ultima né dalle società di telecomunicazioni locali.

In tale contesto, il 22 luglio, le fonti hanno informato che anche le autorità di Parigi hanno comunicato agli operatori, durante conversazioni informali negli ultimi mesi e mai formalmente riportate nei documenti, che le licenze concesse per le apparecchiature Huawei non sarebbero state rinnovate in futuro.

A riguardo, ANSSI ha rifiutato di commentare.

Un portavoce dell’ufficio del primo ministro francese, che supervisiona le autorizzazioni sulle apparecchiature 5G, ha rivelato che ANSSI sta lavorando con gli operatori all’interno del quadro giuridico, aggiungendo che qualsiasi autorizzazione concessa al momento non interferisce con il fatto che questa sarà rinnovata o interrotta in futuro.

Anche Huawei si è rifiutata di replicare a tali notizie.

Attualmente, le misure al vaglio delle autorità francesi, nonostante vengano intese come restrizioni, equivalgono di fatto a una eliminazione di Huawei all’interno delle reti 5G del Paese entro il 2028, dato il breve lasso di tempo delle licenze, stando a quanto indicato dalle fonti, le quali hanno chiesto di restare anonime a causa della sensibilità della questione.

Gli operatori francesi potrebbero ancora riuscire a ottenere un’autorizzazione di otto anni per le apparecchiature del colosso cinese in alcuni casi, e potrebbero ancora decidere di utilizzare i suoi servizi per tale periodo di tempo ma, a detta degli informatori, risulta difficile per un gestore di telecomunicazioni assumersi il rischio di investire in Huawei, dato che la nuova tecnologia mobile come il 5G richiede almeno otto anni prima di produrre un ritorno sull’investimento. “Concedere tre anni equivale a un pieno rifiuto”, ha sottolineato la persona.

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Mariela Langone

di Redazione

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