Azerbaigian: protesta a favore della guerra contro l’Armenia

Pubblicato il 22 luglio 2020 alle 10:08 in Armenia Azerbaigian

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A seguito di una massiccia manifestazione a favore della guerra contro l’Armenia a Baku, le autorità azere hanno arrestato più di 70 persone tra cui diversi attivisti e giornalisti dell’opposizione politica.

“Sono peggio degli armeni”, ha dichiarato il presidente Aliyev il giorno successivo alla manifestazione. “Gli armeni sono un nemico aperto… Questi [nemici] si trovano in mezzo a noi. Ricevono denaro, istruzioni dall’estero, inquinano la nostra aria fresca con puzza e in questi momenti sono dal lato del nemico, non con lo stato”.

“Alcune delle parole che sentiamo nelle strade, forse con buone intenzioni, come ‘Voglio andare a combattere in Karabakh’, devono smettere” -ha continuato il presidente. “Non è il momento del populismo. Come hai intenzione di combattere? Con cosa hai intenzione di combattere? Per questo hai bisogno di addestramento. Devi servire nell’esercito regolare. Devi essere addestrato, preparato”.

Aliyev ha aggiunto di aver parlato con un ufficiale che si occupa di reclutamento e gli ha chiesto quante persone si erano arruolate nell’esercito dopo la manifestazione, che gli ha detto che erano circa 150. “Quante persone” erano alla marcia, ha chiesto Aliyev retoricamente. “Migliaia. E 150 di loro si sono registrati. Ho chiesto da dove provenivano la maggior parte di loro. Mi ha detto che 60 erano di Tovuz, dove i combattimenti continuano”.

Decine di migliaia di azeri che chiedono la guerra contro l’Armenia hanno protestato a Baku nella notte tra il 14 e il 15 luglio, sfidando il governo ad adottare un approccio più duro al conflitto. La manifestazione si è conclusa con l’irruzione nel palazzo del parlamento del paese.

La protesta, senza precedenti nella storia dell’Azerbaigian indipendente, è arrivata dopo diversi giorni di combattimenti sul confine Armenia-Azerbaigian e la morte di almeno 11 soldati azeri, tra cui il maggiore generale Polad Hashimov.

La protesta sembrava essere spontanea e disorganizzata. Iniziata dopo il funerale, la sera del 14 luglio, di uno dei soldati caduti, nel distretto di Akhmedli di Baku. I partecipanti alla cerimonia funebre hanno quindi iniziato a marciare verso il centro della città, mentre una folla si univa loro, secondo i media indipendenti locali.

I manifestanti hanno intonato slogan quali “il Karabakh è nostro”, “Termina la quarantena e inizia la guerra”, “Comandante in capo, dacci armi”, “Karabakh o morte”. La folla ha chiesto le dimissioni di Najmaddin Sadigov, il capo di stato maggiore delle forze armate dell’Azerbaigian.

La protesta si è diretta verso il centro, passando per lo spazio del monumento ai caduti noto come Alley of Martyrs (Şəhidlər Xiyabanı), anche se la polizia ha impedito loro di entrare nel monumento.  Il quotidiano indipendente Azadliq ha riferito che la polizia ha impedito a circa 3.000 persone dal distretto Khirdalan di Baku di raggiungere il centro per unirsi alle principali proteste. Zaur Shiriyev, un analista con sede a Baku per l’International Crisis Group, ha stimato la folla in circa 30.000.

Alla fine i manifestanti hanno raggiunto l’edificio del parlamento, alcuni hanno fatto irruzione causando lievi danni. La polizia è intervenuta per placare gli animi, e dopo alcuni momenti di tensione la manifestazione è proseguita in maniera pacifica.

La mattina del 15 luglio, l’ufficio stampa del parlamento ha rilasciato una dichiarazione lamentando che lo scoppio in parlamento era il risultato di “alcuni provocatori che miravano alla distruzione” e che era “irrispettoso verso lo spirito santo dei martiri”.

Nei giorni successivi, il governo ha descritto i partecipanti al raduno come azeri per lo più patriottici che volevano sostenere i militari, ma che erano stati infiltrati da un piccolo numero di provocatori guidati da attivisti del principale partito di opposizione, il Partito del Fronte Popolare dell’Azerbaigian (PFPA).

Nel corso proteste, sette agenti di polizia sono rimasti feriti, due auto sono state rovinate e altre 14 sono state danneggiate, secondo una dichiarazione congiunta dell’ufficio del procuratore generale e del Ministero degli Interni. Un’indagine è stata avviata con l’accusa di “disordini di massa e la resistenza o l’uso della forza contro un rappresentante del governo,” la dichiarazione ha detto.

Vi sono state anche manifestazioni minori a sostegno dei militari in altre città dell’Azerbaigian, generalmente collegate alle sepolture dei soldati caduti, come a A Sumgayit, città natale del maggiore generale Hashimov.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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