Turchia: operazione militare contro i curdi nel Sud-Est del Paese

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 16:03 in Medio Oriente Turchia

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Le forze di sicurezza turche hanno “neutralizzato almeno 3 terroristi” in un’operazione militare nella provincia Sud-orientale di Hakkari. 

L’operazione è nota come Yildirim-2 Cilo ed è stata annunciata dal Ministero degli Interni, il 19 luglio. Un comunicato del Ministero afferma che questa mira a rimuovere completamente “i terroristi” del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK dal Paese e a neutralizzare le attività sovversive nella regione. L’operazione vede impiegati un totale di 1.106 addetti alla sicurezza, tra cui le forze speciali di gendarmeria, le forze speciali di polizia e alcune squadre di sicurezza locali. Le operazioni contro i militanti curdi nella regione continueranno senza sosta, ha aggiunto il Ministero. Le autorità turche usano il termine “neutralizzato” per indicare che i terroristi in questione si sono arresi o sono stati uccisi o catturati.

Il PKK è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno, ritenuta da Ankara, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, un’organizzazione terroristica. Le YPG, invece, sono anch’esse un’organizzazione curda e sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico, in Siria. Col tempo, la loro espansione in tale Paese si è trasformata in una minaccia per la sicurezza turca, in quanto Ankara tende a definire molte organizzazioni curde come “terroristiche” a causa di legami con il PKK. Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese coinvolgendo anche i territori montuosi dell’Iraq settentrionale.  La Turchia sostiene che i curdi siano stati responsabili di circa 40.000 morti verificatesi durante gli scontri iniziati più di trenta anni fa.

Ankara combatte il PKK anche fuori dai confini nazionali. Il 4 luglio, il Ministero della difesa turco ha dichiarato di aver individuato e distrutto alcuni obiettivi “terroristi” legati al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, uccidendo 6 membri collegati all’organizzazione e distruggendo molte loro armi tra le quali lanciarazzi, granate e fucili d’assalto. L’operazione è stata condotta il 3 luglio da due aerei da combattimento F-16 e ha colpito obiettivi legati sia al PKK, sia alle Unità di Protezione del Popolo curdo (YPG) nelle regioni montuose  irachene di Avasin e Baysan. Dallo scorso 17 giugno, in seguito a 48 ore di bombardamenti contro circa 80 obiettivi del PKK, la Turchia ha lanciato un’offensiva aerea e terrestre detta “Artiglio di tigre”, con l’obiettivo contrastare quelli che Ankara definisce i “terroristi” del PKK, sia all’interno dei propri confini, sia in Iraq, luoghi in cui il Partito ha le sue basi.

Con le ultime operazioni annunciate il 4 luglio, il Ministero della Difesa turco ha sottolineato che la missione in Iraq continuerà. Alla luce di tale quadro, stando a quanto riferito da testimoni locali, dopo aver più volte protestato contro l’iniziativa di Ankara e chiesto il suo ritiro, nella stessa giornata del 3 luglio, Baghdad ha infine deciso di rafforzare la presenza del proprio esercito al confine con la Turchia per evitare che quest’ultima penetri troppo in profondità nel proprio territorio. Il governo di Baghdad aveva già richiamato l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, ben due volte consegnandogli un memorandum di protesta in cui si chiedeva ad Ankara di interrompere l’operazione. Yildiz aveva però replicato che, se Baghdad non avesse agito contro i ribelli, Ankara avrebbe continuato a contrastare il PKK, “ovunque esso si trovasse”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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