Trump e Macron parlano al telefono di de-escalation in Libia

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 18:48 in Francia Libia USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha discusso, durante una conversazione telefonica con il presidente francese, Emmanuel Macron, lunedì 20 luglio, degli ultimi sviluppi in Libia e del ruolo di Parigi nel conflitto. “Una grande discussione sulla Libia con il mio amico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump”, ha dichiarato Macron al termine della telefonata.

Il portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, ha reso noto, tramite una dichiarazione della presidenza, che i due leader hanno parlato dei modi per ridurre lescalation delle tensioni nel Paese nordafricano, esacerbato dalla presenza di forze e armi straniere”. La Francia è vicina al comandante libico Khalifa Haftar e, di recente, è stata interessata da un pericoloso contenzioso con la Turchia, che in Libia sostiene il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj. Il 14 luglio,Trump aveva tenuto una conversazione telefonica sulla Libia con il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan. In tale occasione, i due Paesi avevano concordato di aumentare la cooperazione per garantire stabilità al Paese nordafricano.

Le tensioni tra Francia e Turchia sono aumentate a seguito all’incidente dello scorso 10 giugno, quando una nave da guerra turca aveva impedito a una delle imbarcazioni della missione europea volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto in Libia, l’Operazione Irini, di ispezionare una nave cargo sospetta. Questa era stata intercettata a largo delle coste libiche. Parigi ha considerato la condotta turca un atto ostile, secondo le regole di ingaggio della NATO. Dall’altra parte, Ankara ha negato di aver causato problemi alla fregata francese. In merito a tale vicenda, lo scorso 18 giugno, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha annunciato che l’Alleanza avrebbe avviato le indagini necessarie a ricostruire quanto accaduto. 

Secondo quanto osservato dal quotidiano al-Monitor, la telefonata tra Trump e Macron è arrivata dopo che il consigliere per la sicurezza nazionale USA, Robert O’Brien, aveva espresso il suo sostegno a Parigi per la questione dellincidente marittimo, il 16 luglio. Tuttavia, il giorno successivo, il sottosegretario di Stato per gli affari del Vicino Oriente, David Schenker, si era lamentato del fatto che l’Unione europea, con la missione Irini, tenesse sotto controllo solo il “materiale militare turco” destinato al GNA, ignorando le violazioni dell’embargo commesse da parte di Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, che invece supportano Haftar. Tali dichiarazioni, da un lato, mostrano che il ruolo degli Stati Uniti in Libia appare ancora poco chiaro, dallaltro, però, danno lidea di un crescente impegno della Casa Bianca nella questione del conflitto libico, dopo mesi di evidente disinteresse. Quale che sia la sua posizione definitiva, ciò che è certo è che per gli USA l’obiettivo prioritario resta quello di mantenere al minimo l’influenza della Russia, schierata dal lato di Haftar.

Anche lintervento a livello presidenziale, con Trump che si espone in prima persona, è degno di nota, dal momento che, finora, l’amministrazione del presidente ha generalmente delegato la politica della Libia a diplomatici del Dipartimento di Stato. A inizio luglio, l’ambasciata americana in Libia ha minacciato sanzioni contro “coloro che cercano di minare l’economia libica e si aggrappano all’escalation militare”. Il mese scorso, invece, una delegazione degli Stati Uniti nel Paese nordafricano ha invitato tutte le milizie affiliate alle forze del GNA e dellEsercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar a sciogliersi.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia

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Chiara Gentili

di Redazione

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