Tensioni USA-Cina: nuove esercitazioni della Marina statunitense in Asia

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 13:48 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti stanno conducendo due nuove esercitazioni militari in acque asiatiche insieme al Giappone, all’Australia e all’India, secondo quanto riferito dalla Marina statunitense, il 21 luglio.

L’annuncio arriva mentre la rivalità militare tra Stati Uniti e Cina si sta intensificando e dopo che gli USA hanno definito illegali le rivendicazioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale. Washington, quindi, invia regolarmente navi da guerra nelle acque contese della regione asiatica. Pechino, da parte sua, si oppone a tali esercitazioni e ha affermato che l’atteggiamento statunitense sta aumentando la tensione e l’instabilità nella regione.

La nave da guerra nota come USS Nimitz è stata inviata nell’Oceano Indiano per effettuare una serie di operazioni con la Marina indiana, secondo le dichiarazioni del 21 luglio della Marina. Il contrammiraglio Jim Kirk, comandante del gruppo di attacco Nimitz Carrier, ha dichiarato che tali esercitazioni servono a migliorare la cooperazione delle forze armate dei due Paesi. Le operazioni sono state eseguite vicino alle isole indiane di Andaman e Nicobar, al largo dello Stretto di Malacca, una delle rotte più trafficate del mondo. L’India controlla una base militare su tali isole.

In questo contesto, è importante sottolineare che anche il rapporto tra India e Cina è stato messo a dura prova a seguito delle crescenti tensioni tra le truppe dei due Paesi lungo un confine conteso, situato in Himalaya. Il 15 giugno, nella valle del Galwan sono morti 20 soldati indiani a causa di una serie di scontri tra le due parti. Tale situazione ha spinto l’India ha chiedere una maggiore cooperazione in materia di  sicurezza agli Stati Uniti e i suoi alleati, incluso il Giappone.

Separatamente, il gruppo di attacco degli Stati Uniti guidato dalla USS Ronald Reagan sta eseguendo esercitazioni con forze navali del Giappone e dall’Australia nel Mare delle Filippine, secondo quanto hanno riferito funzionari statunitensi e australiani, sempre il 21 luglio. Le operazioni dovrebbero concludersi il 23 luglio, stando a quanto ha affermato il Dipartimento della Difesa australiano. A tal proposito, nella regione, anche il Vietnam, il 2 luglio, aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale, ricevendo, nella stessa giornata, l’appoggio del segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, il quale aveva definito inaccettabili le provocazioni cinesi. 

In tale contesto, lo scorso 4 luglio, gli USA avevano quindi avviato un’esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra per “sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico” e mostrare chiaramente l’impegno americano per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali. Questa era stata ripetuta anche il 17 luglioPechino ritiene che la propria sovranità nelle acque del Mar Cinese Meridionale derivi da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina. Nella carta, si delimitava con 9 tratti la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. 

Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area, in particolare nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione