Telefonata Trump-al Sisi, al centro la Libia e la grande diga africana

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 11:35 in Egitto Libia USA e Canada

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha avuto una telefonata con il proprio omologo americano, Donald Trump, per discutere gli ultimi sviluppi riguardanti la crisi in Libia e la controversa Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), secondo quanto riferito dal portavoce presidenziale del Cairo, Bassam Radi, il 20 luglio.

Durante la chiamata, al-Sisi ha esaminato la posizione strategica dell’Egitto nei confronti della questione libica, sottolineando l’importanza di ripristinare la stabilità del Paese, preservare le sue istituzioni nazionali, e prevenire interventi stranieri illegali che cercano di peggiorare la situazione di sicurezza.

Radi ha altresì aggiunto che il presidente degli Stati Uniti ha espresso comprensione per le preoccupazioni egiziane sulle ripercussioni negative della crisi libica al Cairo, elogiando gli sforzi profusi dall’amministrazione di al-Sisi volti a migliorare il corso politico in Libia.

La telefonata è giunta nella stessa giornata in cui il Parlamento egiziano ha approvato un decreto presidenziale il quale consente all’esercito del Cairo di intervenire in Libia su richiesta dei leader delle tribù locali, al fine di far fronte alla presenza turca nel territorio. Tale decisione fa seguito a quanto annunciato da al-Sisi il 16 luglio, quando il presidente, durante un incontro con i leader tribali libici, ha fatto riferimento a una possibile iniziativa militare egiziana in Libia, promettendo che il Cairo sarebbe intervenuto “solo su richiesta dei libici e si sarebbe ritirato su loro ordine”. 

Tali sviluppi arrivano in un momento di escalation delle tensioni nel Paese nordafricano, in cui le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal primo ministro Fayez al-Sarraj, mirano a conquistare Sirte e la base di al-Jufra. La prima è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per il GNA sia per il proprio rivale, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e i rispettivi alleati. La seconda rappresenta invece un hub rilevante in quanto la base è situata nel centro del Paese, e prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud e Ovest. Per tali motivi, al-Sisi ritiene che Sirte e al-Jufra rappresentino “linee rosse da non poter oltrepassare”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

Parallelamente, i leader di Egitto e Stati Uniti hanno affrontato il tema della grande diga africana, questione in cui Washington ha iniziato a ricoprire un ruolo chiave quando, attraverso una lettera inviata dal segretario del Tesoro americano il 21 ottobre 2019, la Casa Bianca si è proposta come mediatore per interrompere lo stallo, durato più di quattro anni, nei colloqui trilaterali tra Egitto, Sudan ed Etiopia. Al momento, il problema principale relativo a tale vicenda è costituito dai segnali contrastanti trasmessi da Addis Abeba sul riempimento della diga, presumibilmente iniziato senza un accordo con le altre parti. In particolare, la posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle. motivo per cui il governo egiziano ha proposto un periodo più lungo per il riempimento, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente.

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Mariela Langone

di Redazione