Taiwan non accetta due funzionari del governo di Hong Kong

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 17:51 in Hong Kong Taiwan

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L’ufficio per gli Affari continentali e costituzionali del governo di Hong Kong ha comunicato che Taiwan ha respinto le richieste di permesso di residenza a due suoi funzionari, il 21 luglio. Si è trattato di due impiegati dello   Hong Kong Economic, Trade and Cultural Office (HKETCO), un ufficio di rappresentanza della regione amministrativa speciale di Hong Kong a Taipei.

Secondo quanto stimato da alcuni media , lo HKETCO avrebbe almeno 13 impiegati a Taiwan e, stando a quanto dichiarato dal suo direttore generale, Larry Chu, anche i permessi triennali dei restanti 11 funzionari sono in procinto di scadere e quindi a rischio.

Analogamente, lo scorso 16 luglio, al direttore l’Ufficio Economico e Culturale di Taipei (TECO) ad Hong Kong, Kao Ming-tsun, e ad altri due funzionari è stato negato il rinnovo del visto, per essersi rifiutati di sottoscrivere una dichiarazione emessa dal governo locale in cui era loro richiesto di riconoscere il principio “una sola Cina”, lo stato di diritto di Hong Kong e della sua Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per l’isola e al cui Allegato III è stata inserita la nuova legge sulla sicurezza per Hong Kong. In risposta al mancato rinnovo del visto, il Consiglio per gli Affari continentali di Taiwan aveva dichiarato il 20 luglio che avrebbe adottato azioni necessarie a preservare la propria dignità nazionale, e che avrebbe gestito il caso basandosi sui principi di parità e reciprocità, avvertendo che avrebbe potuto revocare i permessi dei funzionari del governo di Hong Kong nel proprio territorio, come avvenuto il 21 luglio. 

Taiwan e Hong Hong avevano istituito i due uffici dal 2010 ma dall’applicazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong del 30 giugno scorso, sembrano essere emerse tensioni a riguardo.

Lo scorso 30 giugno, il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), l’organo che detiene il potere legislativo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), aveva approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Per molti, tale legge infrangerebbe il principio “un Paese, due sistemi”, erodendo l’autonomia e le libertà di Hong Kong. L’isola è una regione amministrativa speciale della RPC dal primo luglio 1997, quando fu ceduta dal Regno Unito. Da allora, le sue relazioni con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza ad Hong Kong, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi.

Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e il territorio occupato dalla RPC formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia. Tuttavia, a Taipei è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino e leader del Ppd Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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