Sudan: a processo l’ex presidente al-Bashir

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 14:52 in Africa Sudan

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L’ex presidente sudanese, Omar al-Bashir, è comparso davanti a un tribunale di Khartoum, martedì 21 luglio, per rispondere del golpe che nel 1989 lo portò al potere con mezzi illegali. È la prima volta, nella storia recente del mondo arabo, che un autore di un colpo di Stato viene processato. Le accuse che al-Bashir deve affrontare riguardano oltraggio alla Costituzione, violazione della Legge sulle Forze Armate e istigazione al colpo di Stato contro il governo democraticamente eletto del primo ministro, Sadek al Mahdi.

“Questo processo sarà un avvertimento per chiunque tenti di distruggere il sistema costituzionale”, ha affermato Moaz Hadra, uno degli avvocati che ha spinto per portare il caso in tribunale. “Ciò salvaguarderà la democrazia sudanese. In questo modo, speriamo di porre fine all’era dei colpi di Stato in Sudan”, ha aggiunto.

Al-Bashir, che si trova già in carcere dal dicembre 2019 per irregolarità finanziarie e corruzione, sarà giudicato insieme ad altri 16 imputati, 10 militari e 6 civili, inclusi gli ex vice presidenti, Ali Osman Taha e Bakri Hassan Saleh, e alcuni ex ministri e governatori. Sono tutti accusati di aver pianificato il golpe del 30 giugno 1989, durante il quale l’esercito arrestò i leader politici del Sudan, sospese il Parlamento e altri organi statali, chiuse l’aeroporto e annunciò alla radio la fine del precedente governo. L’uomo considerato il vero ideatore del golpe militare, Hassan al-Turabi, appartenente al Fronte islamico nazionale, è morto nel 2016.

Al-Bashir, 76 anni, è stato rovesciato l’11 aprile 2019 dopo mesi di proteste contro il suo governo. I manifestanti, che chiedevano una svolta verso la democrazia, sono riusciti a ottenere, il 17 luglio 2019, un accordo di pace tra civili e militari e la creazione di un Consiglio sovrano di transizione, che guidasse il Paese nella sua delicata fase di mutamento politico.

L’ex presidente è ricercato anche dalla Corte Penale Internazionale, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità per le atrocità commesse dalle forze filo-governative nella regione del Darfur. Il nuovo governo di transizione, che ha il compito di guidare il Paese verso elezioni libere e democratiche, ha promesso, a febbraio, di consegnare l’imputato e alcuni suoi collaboratori alla Corte, in modo che vengano perseguiti anche per le suddette accuse.“Abbiamo concordatodi sostenere pienamente la Corte Penale Internazionale accettando di consegnare al-Bashir e altri tre imputati”, ha detto il portavoce del governo, Mohammed Hassan al Taishi.

Prima del processo di martedì, lavvocato Hadra ha precisato che al-Bashir e Saleh si erano totalmente rifiutati di collaborare con la commissione d’inchiesta. Tuttavia, saranno presenti in tribunale”, ha aggiunto il legale. Uno dei 150 avvocati difensori dellex presidente, Hashem al-Gali, ha dichiarato che al-Bashir e gli altri sono stati costretti ad affrontare “un processo politico”. “In effetti, questo processo è rivolto al movimento islamico e il suo unico scopo è presentarlo come movimento terroristico, ma abbiamo preparato la nostra difesa e dimostreremo il contrario”, ha sottolineato Gali.

Hadra, dal canto suo, afferma che gli imputati sono accusati di crimini inclusi nel capitolo 96 del Codice penale del 1983, abolito da al-Bashir, che prevede la pena di morte per i casi in cui si dimostra un tentativo di distruggere l’ordine costituzionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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