Perché l’Egitto è così importante per l’Italia nonostante il caso Regeni

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 11:06 in Egitto Il commento

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Crollata la Libia, l’Egitto è diventato il Paese del Nord Africa con cui l’Italia ha i rapporti più profondi e strategici. Dal punto di vista italiano, le ragioni dell’idillio sono almeno cinque. La prima è che il presidente dell’Egitto, al-Sisi, è giunto al potere nel 2013 rovesciando Mohamed Morsi. Il colpo di Stato fu visto di buon occhio dalle principali potenze europee perché Morsi rappresentava la Fratellanza musulmana e l’idea dominante è che questa forza politica sia incompatibile con l’Unione Europea. La seconda ragione dell’idillio è che l’Italia ha sviluppato investimenti energetici enormi in Egitto. Per Eni, l’Egitto è diventato più importante della Libia. La terza ragione è che l’Egitto è un Paese in forte crescita economica. Secondo Fitch Ratings, l’Egitto sarà l’unico Paese del Medio Oriente e del Nord Africa a non subire una recessione economica nel 2020 e nel 2021 a causa del coronavirus. L’Egitto, il cui Pil reale è cresciuto del 5,6% nel 2019, acquista molti prodotti italiani, navi da guerra incluse. La quarta ragione è che al-Sisi è in rapporti eccellenti con gli Stati Uniti e, per via della struttura delle relazioni internazionali emersa dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia non può avere pessimi rapporti con i Paesi in ottimi rapporti con gli Stati Uniti. I vincoli del sistema internazionale, che sono per lo più forze oggettive sottratte alla volontà individuale, “forzano” l’Italia ad allinearsi agli Stati Uniti, come dimostrano i casi di Iran, Russia, e presto anche quello della Cina, con cui l’Italia ha un forte interesse a commerciare, ma non può, perché sono Paesi invisi a Washington. La quinta ragione è che l’Egitto è funestato dal terrorismo islamico e una nuova crisi, come quella del 2013, comporterebbe una crescita dell’Isis e di al Qaeda.

In sintesi, ciò che accade in Egitto è importante per l’Italia e deve essere monitorato con la massima attenzione. Per arrivare al punto, l’Egitto ha un problema serissimo con l’Etiopia, che ha uno dei tassi di crescita più elevati dell’Africa e del mondo intero. L’Etiopia ha sviluppato un grande progetto di investimenti incentrato sulla costruzione di una diga colossale che, non a caso, prende il nome di “grande diga del rinascimento etiope” o “Grand Ethiopian Renaissance Dam” (GERD). Per riempire la diga, l’Etiopia dovrà sottrarre talmente tanta acqua dal Nilo azzurro che l’Egitto rischia di ritrovarsi senza la risorsa principale per sostenere il suo sviluppo economico. La diga rappresenta una “minaccia esistenziale” per l’Egitto. Dire che uno Stato fronteggia una minaccia esistenziale significa dire che fronteggia un pericolo mortale. Non a caso, l’espressione “existential threat” è utilizzata dagli americani per prevedere la direzione delle guerre. A parlar chiaro si fa prima: l’Egitto e l’Etiopia rischiano di incrociare le armi. È infatti del tutto scontato che l’Egitto abbia un piano per condurre un bombardamento aereo contro la diga etiope: un piano analogo, sotto il profilo della logica strategica, a quello con cui Israele bombardò il reattore nucleare di Osirak in Iraq, nel giugno 1981. Le tensioni idriche investono anche il Sudan, il cui ministro dell’irrigazione, Seleshi Bekele, ha appena dichiarato che la diga etiope ha ridotto il livello dell’acqua del Nilo azzurro di 90 milioni di metri cubi al giorno dall’inizio del suo riempimento. Le tensioni tra il Cairo e Addis Abeba, aggravatesi negli ultimi giorni, non sono una buona notizia per l’Italia, che ha ottimi rapporti anche con l’Etiopia, dove Giuseppe Conte si è recato l’11 ottobre 2018, accolto calorosamente dal premier Abiy Ahmed. A ciò bisogna aggiungere il più recente incontro alla Farnesina tra il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il suo omologo etiope, Gedu Andargachew, il 26 febbraio 2020, in cui Di Maio ha dichiarato che l’Etiopia è un “Paese prioritario” per l’Italia. Tra i tanti investitori italiani in Etiopia figura anche Calzedonia di Sandro Veronesi, che a Mekelle ha inaugurato l’impianto “Itaca Textile PLC”, il 18 ottobre 2018. Il gruppo di Verona ha parlato di un investimento di 22 milioni di euro e oltre mille dipendenti destinati a crescere vertiginosamente. Il motto degli italiani non può che essere: “Nessuna guerra tra Egitto ed Etiopia”, soprattutto mentre la guerra in Libia si aggrava per le tensioni tra Egitto e Turchia intorno a Sirte e la base di al-Jufra.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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