Ministro degli Esteri egiziano in Palestina e Giordania: no al piano di annessione israeliano

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 12:36 in Egitto Giordania Palestina

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Dopo una visita nel Regno hashemita giordano, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, il 20 luglio, ha incontrato il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, a Ramallah, dove ha ribadito il sostegno egiziano ai diritti legittimi del popolo palestinese.

In particolare, Il Cairo si è detta a sostegno della posizione palestinese nel rifiutare il piano di annessione dei territori palestinesi delineato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale desidera annettere a Israele aree della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale. Nel corso dell’incontro del 20 luglio, Abbas e Shoukry hanno preso in esame gli ultimi sviluppi della questione palestinese e gli sforzi profusi a livello politico e diplomatico, volti a mobilitare il sostegno internazionale contro il progetto israeliano.

Shoukry ha poi incontrato il suo omologo palestinese, Riyad al-Maliki, con cui sono state discusse altresì le modalità volte a creare un clima favorevole alla ripresa dei negoziati tra Israele e l’Autorità palestinese, nel quadro degli accordi già raggiunti a livello internazionale. Il fine ultimo, ha affermato Shoukry, è giungere a una soluzione a due Stati, secondo i confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale, la quale rappresenta una risoluzione ideale che consentirebbe al popolo israeliano e palestinese di convivere in pace, lontano da situazioni conflittuali. Per tale motivo, Il Cairo si è detto disposto a sostenere Abbas e a coordinarsi con gli altri partner internazionali e arabi per raggiungere simili obiettivi.

Il tour del ministro egiziano ha avuto inizio il 19 luglio in Giordania, dove Shoukry ha incontrato il monarca del Regno hashemita, il re Abdullah II. Anche in tale occasione è stato ribadito il rifiuto verso qualsiasi mossa unilaterale israeliana, evidenziando come simili operazioni potrebbero avere gravi ripercussioni per il processo di pace e per la stabilità nell’intera regione mediorientale. Nel corso della visita, Shoukry ha altresì incontrato il suo omologo giordano, il ministro Ayman Safadi.

Quest’ultimo ha espresso il sostegno di Amman a favore del Cairo per quanto riguarda la controversa diga africana, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). A tal proposito, l’Egitto mira ad assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, ed ha proposto un periodo più lungo per il riempimento, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente. Al momento, il problema principale relativo a tale vicenda è costituito dai segnali contrastanti trasmessi dall’Etiopia sul riempimento della diga, presumibilmente iniziato senza un accordo con le altre parti. Secondo Amman, la sicurezza dell’Egitto in materia idrica è strettamente connessa alla sicurezza dell’intera regione e, pertanto, si è detta speranzosa circa una possibile risoluzione consensuale della questione.

Un altro tema al centro delle discussioni tra Shoukry e Safadi è stato il conflitto libico. Il ministro egiziano ha ribadito che il suo Paese sostiene una soluzione intra-libica, e che i recenti sviluppi rappresentano un pericolo per la sicurezza dell’Egitto e dell’intera regione araba. Per tale motivo, Il Cairo è disposto ad intraprendere qualsiasi misura che possa frenare la crescente ingerenza della Turchia in Libia. Dal canto suo, Amman ha sottolineato che la “regionalizzazione” della crisi libica rischia di complicare ulteriormente la situazione, e, pertanto, la Giordania sostiene tutti gli sforzi volti a raggiungere una soluzione politica che preservi l’unità libica, così come le risoluzioni internazionali per una risoluzione politica intra-libica. La coesione della Libia, a detta di Safadi, consentirebbe di non trasformare il Paese in un’arena per i conflitti regionali.

Per alcuni, l’incontro del 20 luglio avrebbe messo in evidenza il ruolo di mediatore di Amman anche tra Ankara e Il Cairo, visti i buoni legami stretti con entrambe le parti. Tuttavia, è la questione palestinese che vede il Regno hashemita coinvolto in prima linea, sebbene sia l’unico Paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico e, a tal proposito, si è altresì opposto al cosiddetto piano di pace presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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