Mali: l’opposizione rifiuta il compromesso, nuove proteste

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 12:36 in Africa Mali

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Nuove proteste sono esplose in Mali, lunedì 20 luglio, contro il presidente Ibrahim Boubacar Keita, dopo che il tentativo dei mediatori regionali di risolvere la crisi politica e trovare un compromesso tra governo e opposizione si è dimostrato fallimentare. Keita è travolto, ormai da settimane, da una forte ondata di contestazione, con la maggior parte dei manifestanti che chiede a gran voce le sue dimissioni immediate.

Una delegazione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) aveva presentato, domenica 19 luglio, un piano che affidava a Keita il compito di creare un governo di unità, per cercare di conciliare le due parti. Tuttavia, diversi membri dell’opposizione hanno respinto la proposta, in quanto avrebbe permesso all’attuale presidente di rimanere al potere, eventualità che i manifestanti antigovernativi rifiutano categoricamente.

Keita, che ha ancora tre anni di mandato presidenziale davanti, sta affrontando, da inizio giugno, vaste proteste contro il suo governo e le critiche continuano ad aumentare soprattutto in risposta alla repressione attuata dalle forze di sicurezza contro i manifestanti. Almeno 11 persone sono morte nei disordini della scorsa settimana, esplosi nella capitale, Bamaki, e in altre parti del Paese. Le contestazioni politiche stanno creando ulteriore tensione in una realtà già molto instabile a causa della perdurante presenza dei gruppi armati e delle organizzazioni terroristiche.

Durante le consultazioni tra il governo maliano e l’ECOWAS, le proteste erano state sospese, ma, lunedì 20 luglio, i manifestanti sono tornati a riunirsi nelle piazze e nelle strade del Paese per far sentire ancora una volta le loro rivendicazioni. Tra i segnali di un probabile impasse politico, il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, ha visitato Bamako, nella giornata di lunedì, per tentare di offrire il suo sostegno alla risoluzione della disputa

I mediatori dell’ECOWAS avevano proposto che la coalizione attualmente al potere costituisse il 50% del nuovo governo di unità, mentre un ipotetico 30% avrebbe dovuto essere formato da membri dell’opposizione e il restante 20% da gruppi della società civile. Tra i suggerimenti offerti dal team della Comunità economica africana c’erano diverse proposte già approvate da Keita. Il presidente ha dichiarato di essere aperto anche a ripetere le votazioni ma un piano concreto non è ancora stato definito. I mediatori, tuttavia, hanno affermato che le loro raccomandazioni dovrebbero essere messe in atto prima della fine di luglio.

Il leader dell’opposizione, Choguel Maiga, ha affermato che il piano ECOWAS non contemplerà mai le dimissioni del presidente Keita e per questo non è idoneo a rappresentare gli obiettivi di un movimento “sostenuto dalla gran parte del popolo maliano”.

Il lento ritmo delle riforme politiche, un’economia in crisi, la mancanza di finanziamenti per i servizi pubblici e una percezione, ampiamente condivisa, di una corruzione dilagante tra le sfere del potere stanno alimentando il sentimento anti-Keita. Il malcontento è esploso a inizio giugno, dopo che i risultati delle elezioni parlamentari hanno assegnato la vittoria al partito legato al presidente, ovvero il Raggruppamento per il Mali (Rpm). Il secondo turno elettorale si è tenuto il 19 aprile, nel mezzo della pandemia di coronavirus, e ha registrato una delle affluenze più basse nella storia del Mali, pari a circa il 35%. Il primo turno di votazioni, rinviato da tempo, si era invece tenuto il 29 marzo. Entrambe le tornate elettorali sono state segnate da insicurezza e macchiate da rapimenti, saccheggi e aggressioni indiscriminate contro i cittadini che sono andati a votare. Gli incidenti si sono verificati soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Tra questi, ci sono stati sequestri e uccisioni. Nonostante il dispiegamento di circa 1.600 osservatori indipendenti, ci sono state anche minacce di morte e vari saccheggi di seggi elettorali. È stata la prima volta dal 2013 che i cittadini del Mali hanno potuto votare, dopo vari rinvii, i nuovi parlamentari all’interno dell’Assemblea nazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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