Londra ferma l’estradizione a Hong Kong, possibili ripercussioni

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 10:58 in Cina UK

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Il Regno Unito non dovrebbe spingersi oltre sul “cammino degli errori”, altrimenti “raccoglierà ciò che avrà seminato”. Questo è stato il primo commento ufficiale della Repubblica Popolare Cinese (RPC), rilasciato dall’ambasciata di Pechino a Londra, in seguito alla sospensione del trattato di estradizione con Hong Kong, approvata il 20 luglio dal governo inglese.

In tale data, il segretario agli Esteri inglese, Dominic Raab, ha annunciato sia la sospensione del trattato di estradizione, sia l’estensione di un embargo sulle armi ad Hong Kong, aggiungendo che queste resteranno in vigore fin quando non vi saranno solide garanzie che armi ed estradizione non vengano utilizzati impropriamente, sotto la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, approvata lo scorso 30 giugno da Pechino. I casi di estradizione dal Regno Unito all’isola asiatica sono rari, mentre l’embargo sulle armi per la Cina era già attivo e sarà ora esteso ad Hong Kong, bandendo qualsiasi tipo di oggetto che possa essere utilizzato nella repressione interna.

Stando alle parole del portavoce dell’ambasciatore cinese a Londra, sulla questione di Hong Kong il Regno Unito ha continuato a fare errori sempre più gravi e frequenti, dall’interferenza negli affari interni dell’isola, al tentativo di ostruire l’implementazione della legge sulla sicurezza nazionale, a cui Pechino si è ripetutamente e risolutamente opposta. Per questo, il governo di Pechino si è detto pronto a rispondere risolutamente alle interferenze esterne, senza specificare come.

Nel 2015, l’allora primo ministro inglese, David Cameron, aveva annunciato l’inizio di una nuova “era dell’oro” nelle relazioni sino-inglesi, in seguito alla visita di Stato eseguita dal presidente cinese, Xi Jinping, tra il 19 e il 23 ottobre di quell’anno. Dopo aver messo al bando Huawei dalla partecipazione alla costruzione della rete 5G inglese lo scorso 14 luglio, la sospensione dell’estradizione e l’embargo sulle armi per Hong Kong sono state le ultime mosse con cui il Regno Unito si è allineato agli USA, al Canada e all’Australia contro la RPC sulla questione di Hong Kong. Washington ha revocato lo status preferenziale accordato all’isola e ha imposto sanzioni su quei funzionari responsabili dell’erosione delle libertà di Hong Kong con l’Hong Kong Autonomy Act del 14 luglio. Ottawa e Canberra hanno invece revocato i propri trattati di estradizione ed esteso l’embargo sulle armi ad Hong Kong, rispettivamente il 3 e 9 luglio.

Dal 2015, la Cina è stata un’importante risorsa di investimenti per il Regno Unito nel settore pubblico e privato, soprattutto in progetti infrastrutturali legati al settore energetico. Non a caso, nel 2016 Huawei aveva deciso di investire nel settore 5G inglese, realizzando partenariati con aziende come Vodafone.  A cinque anni di distanza, gli investimenti cinesi nel Paese sono soggetti ad un maggiore numero di controlli soprattutto quelli nel settore energetico.

Entro il 2030 il Regno Unito chiuderà la maggior parte dei suoi otto impianti nucleari e nei loro progetti di conversione gli investimenti cinesi hanno avuto un ruolo importante. Nel 2016, la China General Nuclear (CGN), un’azienda statale di Pechino, ha partecipato al 33,5% di una partnership con l’azienda francese EDF, che ne deteneva il restante 66.5%, per la riqualificazione di uno degli otto impianti, lo Hinkley Point C nel Somerset. Secondo il progetto, tale impianto fornirà il 7% del fabbisogno energetico inglese per 60 anni. Oltre a quello nel Somerset, la CGN ha partecipato ad altri due progetti simili, di cui uno, la Bradwell B station nell’Essex, potrebbe fornire alla Cina l’opportunità di costruire il suo primo reattore in un Paese occidentale avanzato, avendo in tal caso la CGN una partecipazione del 66,5%.

Da un lato, se la Cina portasse a termine i propri progetti nucleari nel Regno Unito, un Paese con standard e regolamentazioni ferree, la sua credibilità nel settore a livello globale crescerebbe notevolmente. Dall’altro, Londra può ricevere una spinta per lo sviluppo del proprio settore energetico ed avvicinarsi al proprio obiettivo di zero emissioni. Tuttavia, le recenti tensioni hanno fatto avanzare l’ipotesi di una possibile ritirata di Pechino dai progetti nucleari avviati e il governo di Londra sta considerando la possibilità di limitare la sua partecipazione alle infrastrutture nazionali al 10-15% per limitare i rischi di interferenze governative cinesi. Se la RPC dovesse uscire dai progetti nucleari inglesi il Regno Unito dovrebbe rimpiazzarla e ciò potrebbe comportare una partecipazione diretta del governo oppure nuovi investitori da trovare nel breve periodo.

Le tensioni tra Pechino e Londra si sono accese dall’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale che a detta di Londra viola le garanzie di libertà e autonomia dell’isola dal governo centrale che erano state concordate tra Londra e Pechino durante il percorso di cessione dell’ex-colonia inglese alla Cina, avvenuta il primo luglio 1997. Da allora Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale della RPC, gestita secondo il modello “un Paese, due sistemi” che l’avrebbe esclusa dalla gestione sulla base del sistema del socialismo cinese per permetterle di proseguire con il suo modello di sviluppo capitalista, almeno fino al 2047.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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