Libia: i soldati egiziani preoccupano l’Onu

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 9:56 in Egitto Libia

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Dopo che il Parlamento egiziano ha approvato la disposizione che autorizza lo schieramento di truppe fuori dai confini nazionali, le Nazioni Unite si sono dette preoccupate, mentre il Parlamento di Tobruk ha evidenziato che questa garantirà la sicurezza libica ed egiziana.

L’approvazione del Cairo è giunta il 20 luglio e prevede il dispiegamento di forze armate egiziane “nell’ambito di missioni di combattimento fuori dai confini nazionali” e, nello specifico, sul fronte occidentale, lasciando quindi pensare alla Libia. Una tale mossa, stabilita ai sensi dell’articolo 152 della costituzione egiziana e dell’articolo 130 del regolamento interno del Parlamento, mira a preservare la sicurezza del Paese di fronte a “milizie armate” ed “elementi terroristici”. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione ed hanno esortato Il Cairo a non “aggiungere cherosene al fuoco”, ovvero a non alimentare ulteriormente il conflitto.

A detta del portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, l’Onu sta seguendo da vicino le vicende in Libia ed i loro sviluppi. Una delle maggiori fonti di preoccupazione, è stato precisato, è rappresentata dalla crescente concentrazione militare nei pressi della città costiera di Sirte, dove un’escalation di tensioni metterebbe a rischio la vita di circa 125.000 civili. Per tale ragione, ha riportato Dujarric, l’inviata speciale dell’Onu in Libia ad interim, Stephanie Williams, sta continuando a profondere sforzi in ambito diplomatico, come testimoniato dall’incontro con rappresentanti di Algeri del 19 luglio.

A tal proposito, il portavoce dell’Onu ha riferito che anche l’Algeria sta lavorando positivamente per sollecitare le parti libiche a porre fine alle violenze e a riprendere il processo politico sotto l’egida delle Nazioni Unite. A detta di Dujarric “non esiste una soluzione militare alla crisi in Libia” e il Paese necessita di un cessate il fuoco immediato, da raggiungere nel quadro della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia. Parallelamente, il portavoce ha riferito che l’Onu è in contatto con tutte le parti coinvolte nella crisi libica, così come con le autorità egiziane, e tutte sono state invitate a non provocare ulteriori tensioni.

Dal canto suo, la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, attraverso il portavoce Abdallah Bleihaq, il 21 luglio, ha affermato che la decisione del Parlamento egiziano rappresenta una risposta alla richiesta avanzata dalle tribù libiche il 16 luglio scorso, quando più di 50 anziani e dignitari di tribù affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Per Bleihaq, l’autorizzazione del Cairo mira a preservare la sicurezza sia libica sia egiziana di fronte a qualsiasi tipo di minaccia e a far fronte alle ambizioni “coloniali” della Turchia in Libia. I progetti di Ankara, è stato evidenziato, alimentano ulteriore caos nella regione.

Già il 13 luglio, il Parlamento di Tobruk, legato all’LNA e al suo generale Khalifa Haftar, aveva autorizzato l’Egitto ad entrare in Libia nel caso in cui vi fosse stata una minaccia imminente per la sicurezza sia libica sia egiziana. Parallelamente, nelle ultime settimane, l’Egitto ha iniziato a prepararsi militarmente ad una eventuale battaglia sul suolo libico, vista l’esercitazione del 9 luglio, svolta nella regione occidentale al confine con la Libia. Inoltre, il 15 luglio, l’esercito del GNA ha rivelato di aver individuato un carico di rifornimenti militari provenienti dall’Egitto e diretti verso la città di Tobruk, roccaforte di Haftar.

Tali operazioni e decisioni giungono in un momento di crescenti tensioni, in cui le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal primo ministro Fayez al-Sarraj, mirano a conquistare Sirte e la base di al-Jufra. La prima è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per l’LNA sia per il GNA, ed i rispettivi alleati. Anche al-Jufra rappresenta un hub rilevante per le forze di Haftar. La base è situata nel centro del Paese, a circa 650 km a Sud-Est di Tripoli, e prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, ad Est, Sud ed Ovest. Tuttavia, sia per Mosca sia per Il Cairo, Sirte e al-Jufra rappresentano “linee rosse da non poter oltrepassare”.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione