Immigrazione: 102 tunisini sbarcano a Lampedusa

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 16:44 in Immigrazione Italia

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Circa 102 tunisini sono sbarcati sulle coste dellisola di Lampedusa, dopo essere stati soccorsi dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Il salvataggio è avvenuto allalba di martedì 21 luglio, quando 6 barconi si sono avvicinati alle acque della Sicilia. Limbarcazione più grande conteneva almeno 30 migranti. Altri barchini sono stati avvistati al largo di Lampedusa nel corso della giornata.

Tutte le persone recuperate sono state trasportate nellhotspot di contrada Imbriacola. Qui, al momento, risiedono circa 180 migranti ma la struttura sarebbe predisposta ad accoglierne un massimo di 95.

Nella notte di lunedì 20 luglio, nel Sud della Sardegna, una motovedetta della Guardia di Finanza ha soccorso un altro barcone con 19 algerini a bordo. I migranti, tutti uomini, sono stati portati al porto di SantAntioco, nel Sulcis, Da qui, dopo le visite mediche e le dovute operazioni di identificazione, il gruppo verrà trasferito nel centro di prima accoglienza di Monastir, dove trascorrerà il periodo di quarantena come stabilito dalle norme sullemergenza Covid-19.

Nel frattempo, nelle regioni meridionali, preoccupa la situazione dei migranti positivi al coronavirus. Su un gruppo di 60 pakistani arrivati a Pozzallo, in Sicilia, il 13 luglio, almeno 25 sono risultati infetti. Secondo quanto dichiarato dalla agenzia di stampa Ansa, l’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Ragusa ha individuato i contagiati attraverso un preciso protocollo, che prevede più di una serie di tamponi. Una volta confermata l’infezione, tutti i positivi sono stati portati fuori dal territorio siciliano mediante speciali ambulanze attrezzate per il biocontenimento.

Più tesa è stata, nei giorni scorsi, la situazione in Calabria, dove alcuni abitanti della città di Amantea hanno protestato contro larrivo di migranti bengalesi, sbarcati a Roccella Jonica l11 luglio, di cui 13 positivi al coronavirus. Dopo i disordini dei cittadini, che hanno bloccato la statale 18 e invocato il trasferimento immediato dei nuovi arrivati in centri più idonei, le autorità hanno deciso, il 15 luglio, di trasportare il gruppo all’ospedale militare Celio di Roma, dove ha potuto continuare la quarantena obbligatoria.

Sempre mercoledì 15 luglio, viste le tensioni nel Sud del Paese, il Ministero dell’Interno italiano ha voluto sottolineare che il governo continua a rivolgere la massima attenzione alla tutela della sicurezza sanitaria dei cittadini, soprattutto in quelle regioni, come la Sicilia e la Calabria, che in questo momento sono più esposte agli sbarchi autonomi dei migranti. “Abbiamo rafforzato i dispositivi di sorveglianza per quel che riguarda anche le strutture di accoglienza locali, prevedendo, ove necessario, il trasferimento dei migranti sottoposti a quarantena in ospedali militari in collaborazione con il ministero della Difesa”, ha aggiunto il Viminale.

Il 7 aprile, l’Italia aveva chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non potevano essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, aveva dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale, secondo la disposizione, avrebbe dovuto protrarsi fino al 31 luglio. La norma, nello specifico, riguardava “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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