Bulgaria: il governo supera il voto di sfiducia

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 16:03 in Bulgaria Europa

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Il governo di centro-destra bulgaro è sopravvissuto, il 21 luglio, al voto di sfiducia promosso dai socialisti dell’opposizione, i quali lo accusano di non aver sradicato la corruzione endemica nel Paese.

Nel dettaglio, 124 legislatori su 240 del Parlamento hanno votato contro la mozione di sfiducia nei confronti del governo di coalizione, mentre 102 deputati erano a favore. I restanti 11 si sono astenuti. Si tratta della quinta mozione di sfiducia contro l’esecutivo del primo ministro di Sofia, Boyko Borissov, da quando questo si è insediato il 26 marzo 2017.

Parallelamente, sempre il 21 luglio, migliaia di cittadini si sono riuniti davanti il palazzo del Parlamento per chiedere le dimissioni del governo e del procuratore capo del Paese, Ivan Gechev, accusati di corruzione e legami con gruppi criminali.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando un politico del partito di centro-destra Bulgaria democratica, Hristo Ivanov, ha cercato di raggiungere una spiaggia pubblica sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni ufficiali del Servizio di protezione nazionale (NSO), a guardia della vicina villa di un ex-leader del partito del Movimento per i diritti e le libertà (DPS), Ahmed Dogan.

Nello specifico, Ivanov ha accusato il governo di Borissov di aver permesso a Dogan, visto come uno degli uomini più potenti in Bulgaria, di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale di governo. 

Tuttavia, dopo aver dichiarato che la NSO smetterà di fornire una scorta di sicurezza per Dogan, il primo ministro ha respinto le richieste di dimissioni. “Rimarremo al potere perché l’opposizione rovinerà il Paese”, ha affermato in una diretta su Facebook Borissov.

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio presidenziale, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione degli uffici del segretario di Radev è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra Geshev e Radev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina del procuratore capo a causa delle proteste popolari secondo cui Geshev non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea da Transparency International.

Ciò nonostante, Borissov ha declinato la richiesta avanzata da Radev in merito alle dimissioni sia personali sia della propria squadra di governo, alla luce delle numerose proteste antigovernative. “Le dimissioni di questo governo non miglioreranno la situazione”, ha dichiarato il primo ministro durante una riunione dell’esecutivo, il 15 luglio, chiedendo piuttosto all’opposizione di unire gli sforzi per risolvere la crisi. 

Le tensioni politiche in Bulgaria hanno esacerbato il crescente malcontento pubblico scatenato dalla pandemia di coronavirus e dal crollo dell’economia che, secondo le stime della Commissione Europea, dovrebbe diminuire del 7,1% nel 2020, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe invece salire al 9%.

Tuttavia, grazie al pacchetto di stimoli europeo approvato dai 27 leader dell’UE il 21 luglio, Sofia potrà beneficiare di circa 29 miliardi di euro. “Quanto alle persone che vogliono le mie dimissioni, lascio per loro 29 miliardi di euro per i prossimi anni. Si tratta di un cifra quasi pari all’attuale calo del PIL, e maggiore di
tutto ciò che la Bulgaria ha guadagnato sotto i governi socialisti”, ha commentato Borissov.

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Mariela Langone

di Redazione

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