Argentina verso il default: creditori respingono proposta del governo

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 10:17 in America Latina Argentina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I tre gruppi di creditori dell’Argentina hanno respinto lunedì 20 luglio la nuova offerta di ristrutturazione del debito del governo di Alberto Fernández, il che mette a rischio lo scambio di circa 66 miliardi di dollari in obbligazioni emesse ai sensi della legislazione della Borsa di New York.

“L’offerta argentina non è all’altezza di ciò che i gruppi di creditori possono accettare” – hanno affermato in una nota, indicando di aver fatto un’altra proposta al governo argentino.

Tuttavia, il presidente Fernández ha negato la possibilità di modificare la proposta del suo governo. “Abbiamo fatto un’offerta generosa ed è impossibile per noi passare oltre quest’ultimo sforzo, che è uno sforzo molto, molto grande” – ha affermato.

“Fare un’offerta migliore significa mettere a rischio il domani. Quello che sto cercando è che l’Argentina risolva un problema in modo tale che non debba continuare a discuterne con i creditori” – ha aggiunto Fernández in dichiarazioni alla televisione pubblica argentina, in quella che è stata la sua prima reazione al rifiuto dei creditori

L’offerta di scambio, la seconda che l’Argentina ha presentato formalmente, scade il 4 agosto.

Nella loro dichiarazione, i creditori si sono detti fiduciosi che si possa raggiungere una “soluzione di consenso” che garantisca “la sostenibilità economica futura per il popolo argentino”.

I gruppi Exchange Bondholders, Ad Hoc e Argentina Creditor Committee sostengono di rappresentare un terzo dei possessori di obbligazioni argentine emesse in base al diritto straniero e soggette allo scambio. Tale percentuale dà loro potere di blocco di questa proposta di ristrutturazione del debito, secondo gli esperti.

L’offerta argentina comprende obbligazioni del 2005 e del 2010, risultato di una precedente ristrutturazione del debito, e anche altre emesse a partire dal 2016.

Per le obbligazioni dal 2016 in poi, la percentuale minima di iscrizione deve essere del 66,5% affinché lo scambio sia valido. Per quelle del 2005 e del 2010 sale all’85%.

Fino ad ora, i gruppi di Bond Bond e Ad Hoc sono stati più reticenti sull’offerta, mentre l’Argentina Creditor Committee sembrava più disponibile. Tuttavia, unendosi “sono praticamente in grado di bloccare l’intero scambio e se agiscono insieme, come un gruppo unico, sarà molto difficile per l’Argentina raggiungere un accordo”, ha spiegato l’economista Sebastián Maril.

L’Argentina aveva fatto una prima offerta in aprile, che è fallita a causa del rifiuto dei creditori. L’attuale proposta dell’Argentina offre di pagare una media di 53,5 dollari per ogni 100 presi in prestito, rispetto alla precedente offerta che ha prevedeva 39 dollari per ogni 100 ed è stata respinta a maggio.

Il periodo di grazia senza pagamenti è stato ridotto da tre anni a uno e l’Argentina avrebbe iniziato a pagare le scadenze da settembre 2021.

La contro-offerta dei creditori aumenterebbe l’importo a 56,6 dollari per ogni 100 e le nuove obbligazioni inizierebbero a guadagnare interessi a partire da settembre di quest’anno.

“Vediamo una mancanza di comprensione delle restrizioni che l’Argentina deve affrontare” – ha dichiarato il ministro dell’Economia Martín Guzmán in una nota.

“Qui c’è un paese, qui ci sono famiglie, ci sono persone. Accettare ciò che chiedono alcuni creditori significherebbe sottoporre la società argentina a una maggiore angoscia, ciò implicherebbe, ad esempio, l’adeguamento delle pensioni e non abbiamo intenzione di farlo. Continuiamo ad aspettarci che prevalga la buona fede dai creditori” – aggiunge ancora il ministro Guzmán.

Invece, i creditori sostengono che la loro proposta fornirebbe sollievo alle richieste urgenti del paese, costituirebbe una soluzione che consente l’accesso ai mercati dei capitali e offrirebbe il quadro giuridico necessario per incoraggiare gli investimenti.

L’Argentina è in recessione dal 2018 e la sua economia dovrebbe soffrire ancora di più a causa della pandemia di Covid-19.

Inoltre, Buenos Aires è in default dal 22 maggio, quando il mese di grazia è scaduto dopo il mancato pagamento di aprile di circa 500 milioni di dollari di interessi su tre delle obbligazioni oggetto di scambio. L’Argentina deve inoltre ulteriori 600 milioni di dollari di interessi su titoli maturati a giugno, il cui periodo di grazia scade alla fine di questo mese.

Oltre al debito emesso ai sensi della legge straniera, l’Argentina deve ancora ristrutturare il debito emesso ai sensi della legislazione locale e con le organizzazioni internazionali.

Attualmente il debito pubblico argentino è di circa 324 miliardi di dollari, quasi il 90% del PIL.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione