Accertata l’interferenza della Russia nel referendum scozzese, resta incertezza sul voto della Brexit

Pubblicato il 21 luglio 2020 alle 16:48 in Russia UK

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L’atteso rapporto della Commissione parlamentare inglese per l’Intelligence e la Sicurezza, pubblicato il 21 luglio, ha rilevato che la Russia ha cercato di influenzare il referendum scozzese del 18 settembre 2014, nel quale gli elettori di Edimburgo hanno rifiutato l’indipendenza dal Regno Unito.

“Ci sono state prove credibili open source le quali suggeriscono che la Russia ha intrapreso campagne di influenza in relazione al referendum sull’indipendenza scozzese nel 2014”, ha rivelato il rapporto parlamentare, terminato già nel marzo 2019, ma rilasciato soltanto il 21 luglio.

Parallelamente, il governo britannico non è riuscito tuttavia a determinare se la Russia abbia altresì interferito nel referendum del 23 giugno 2016 sulla Brexit. Di fatto, nel momento in cui sono state richieste prove in merito a tale possibilità, la principale agenzia di intelligence nazionale britannica, l’MI5, aveva prodotto solo sei righe di testo, mentre il resto è rimasto prevalentemente censurato.

“È tuttavia opinione del Comitato che la comunità dei servizi segreti del Regno Unito dovrebbe produrre una valutazione analoga della potenziale interferenza russa nel referendum sull’UE, e che una sintesi non classificata dovrebbe essere pubblicata”, ha sancito la relazione.

Quest’ultima ha classificato la Russia come una potenza ostile che rappresenta una minaccia significativa per il Regno Unito e l’Occidente su una serie di fronti, dallo spionaggio e gli attacchi informatici all’ingerenza elettorale e al riciclaggio di denaro sporco. “Sembra che la Russia consideri il Regno Unito uno dei suoi principali obiettivi di intelligence occidentali”, ha determinato nello specifico il rapporto.

Da parte sua, il Cremlino ha replicato che la Russia non ha mai interferito nei processi elettorali di un altro Paese. In particolare, Mosca ha ripetutamente negato l’ingerenza in Occidente, descrivendo l’atteggiamento di Stati Uniti e Regno Unito in preda a una “isteria anti-russa”.

In tale quadro, il comitato ha etichettato la Russia, che ha perso rapidamente il proprio potere dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, come una fonte di denaro corrotto diretto a Londra, la prima capitale finanziaria internazionale del mondo.

“Il Regno Unito ha accolto con favore il denaro russo, e poche domande, se ce ne sono, sono state poste sulla provenienza di questa considerevole ricchezza”, ha riferito il rapporto. “Il Regno Unito è stato considerato come una destinazione particolarmente favorevole per gli oligarchi russi e il loro denaro, che ha offerto meccanismi ideali con cui la finanza illecita potrebbe essere riciclata attraverso quello che è stato definito come ‘lavanderia Londra’”, ha reso noto la relazione.

Le relazioni tra la Gran Bretagna e la Russia sono progressivamente deteriorate in seguito alla Guerra fredda, e in particolare quando nel 2018 Londra ha accusato Mosca di aver ucciso l’ex-ufficiale russo infiltrato, Sergei Skripal, con un agente nervino sviluppato dai sovietici sul suolo britannico, il 4 marzo di quell’anno, nonostante la Russia abbia sempre negato la propria responsabilità.

In seguito a tale vicenda, il 14 marzo 2018, l’allora primo ministro inglese, Theresa May, aveva annunciato diverse misure volte ad inviare “un messaggio chiaro” alla Russia,dopo che Mosca si era rifiutata di spiegare le circostanze in cui un agente nervino sovietico era riuscito ad arrivare nel Regno Unito, e ad essere usato contro una spia russa che lavorava per i Servizi Segreti inglesi.

Nel dettaglio, tali provvedimenti prevedevano l’espulsione di 23 diplomatici di Mosca, l’aumento dei controlli sui voli privati, sulle dogane e sulle merci del Cremlino, il congelamento dei beni dello Stato russo laddove vi siano prove che questi possano essere utilizzati per minacciare la vita o la proprietà di cittadini o residenti del Regno Unito, la sospensione di tutti i contatti bilaterali ad alto livello previsti tra Londra e Mosca, e alcuni piani per prendere in considerazione nuove leggi volte ad aumentare le difese inglesi contro “l’attività ostile dello Stato russo”.

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Mariela Langone

di Redazione

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