Siria: elezioni parlamentari senza sorprese

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 12:37 in Medio Oriente Siria

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La popolazione siriana, il 19 luglio, è stata invitata a recarsi alle urne per eleggere un nuovo Parlamento. Sebbene non vi siano ancora risultati ufficiali, il favorito sembra essere il partito Baath, organizzazione che attualmente detiene la maggioranza dei seggi.

Sono stati 7.400 i seggi allestiti nelle zone sotto il controllo del governo e per la prima volta anche nelle ex roccaforti dell’opposizione, come il Goutha Est e il Sud della provincia di Idlib, nel Nord-Ovest del Paese. Le elezioni parlamentari si svolgono ogni 4 anni in Siria e quelle del 19 luglio risultano essere le terze dallo scoppio del conflitto civile, il cui inizio risale al 15 marzo 2011, sebbene siano state rimandate due volte a causa dell’emergenza coronavirus. Il numero dei canditati è pari a 1658, e, vista l’assenza di una vera e propria opposizione, si prevede che il vincitore sarà ancora una volta il partito Baath, legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, il quale già detiene la maggior parte dei 250 seggi parlamentari.

Tuttavia, le elezioni si sono svolte in un momento in cui il Paese deve far fronte alle conseguenze di oltre 10 anni di conflitto, così come alle recenti sanzioni imposte dagli USA contro il regime di Assad. Il riferimento va al cosiddetto Caesar Act, entrato in vigore il 17 giugno, e che colpisce sia il presidente sia i propri alleati per i crimini commessi contro la popolazione siriana. Per tale motivo, diversi candidati, nel corso della campagna elettorale, hanno promesso di affrontare la grave inflazione e di migliorare le infrastrutture del Paese. L’affluenza alle urne è stata definita “modesta”, ma è stato sottolineato come siano stati centinaia i siriani che non hanno potuto recarsi alle urne, tra cui rifugiati, curdi e residenti nelle aree controllate dai gruppi di opposizione. Per tale ragione, la popolazione siriana crede che le elezioni siano semplicemente una farsa messa in atto dal regime, visto altresì che la maggioranza dei canditati è costituita da fedeli di Assad.

Secondo il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Mouallem, le elezioni rappresentano un “diritto costituzionale” e confermano che la Siria è determinata a preservare la sovranità nazionale e a respingere qualsiasi interferenza straniera negli affari interni. Non da ultimo, eleggere una nuova “Assemblea popolare” costituisce uno dei passi necessari per la ricostruzione in Siria. “Il nostro popolo è determinato a liberare i territori siriani dal terrorismo e da ogni presenza illegale straniera”, sono state le parole del ministro nel corso di una conferenza stampa.

Anche per i gruppi di opposizione le elezioni sono prive di significato democratico, oltre ad essere una “messa in scena” ideata da Assad e dai suoi alleati contemporaneamente a pressioni di tipo militare. Lo scopo, a detta di Naser al-Hariri, un rappresentante dell’opposizione, è creare formalmente un consiglio che approvi le legislazioni volte a soddisfare gli interessi della squadra al potere. “Ciò che è cambiato è che le elezioni attuali si svolgono dopo che circa metà della popolazione siriana è stata abbandonata” ha affermato al-Hariri. Nel frattempo, il 18 luglio, poco prima dell’apertura dei seggi, un’esplosione nella capitale Damasco ha causato un morto e un ferito nei pressi della moschea Anas Bin Malik, spesso frequentata dal presidente Assad. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli sulle dinamiche dell’accaduto e sulle motivazioni alla base.

Si prevede che i risultati delle elezioni verranno annunciati il 21 luglio. Successivamente, si proseguirà con l’elezione del presidente del Parlamento, mentre il governo si trasformerà in un governo custode, in attesa della nomina di un primo ministro che dovrà formare una nuova squadra governativa. Da circa dieci anni la Siria sta assistendo ad un perdurante conflitto e ad una della peggiori crisi economiche, caratterizzata da un crollo record del valore della lira e dalla diminuzione del potere d’acquisto. Le condizioni di vita sono in crescente peggioramento e la maggior parte dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà. Sono quasi 11 milioni le persone che richiedono assistenza e protezione, mentre più di 9.3 milioni non dispongono di quantità di cibo sufficienti a soddisfare il proprio fabbisogno. Nonostante il governo di Assad sia riuscito a guadagnare il controllo di circa il 70% del Paese, le sanzioni statunitensi ed europee rischiano di complicare ulteriormente il quadro economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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