Polonia: i segnali delle dimissioni del ministro degli Esteri

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 12:20 in Europa Polonia

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Il ministro degli Esteri polacco, Jacek Czaputowicz, ha rivelato, il 20 luglio, la possibilità di rassegnare le dimissioni dal proprio incarico, poiché il partito di governo Law and Justice (PiS) sta considerando diversi cambiamenti all’interno della propria squadra dopo il voto presidenziale del 12 luglio.

In tale occasione, le elezioni sono state vinte da Andrzej Duda, già presidente in carica, e un alleato del PiS. Ciò è stato interpretato come un segnale chiave per le future relazioni della Polonia con l’Unione Europea. In particolare, alcuni osservatori ritengono che il suo successo porterà a una continuità con le riforme controverse del sistema giudiziario polacco, il quale ha messo il Paese in rotta di collisione con Bruxelles.

A riguardo, l’UE ha iniziato a esprimere preoccupazione in merito ad alcune riforme, le quali, a detta del blocco, avrebbero rimosso la separazione di poteri tra governo e magistratura. Nello specifico, lo scorso 30 aprile, la Commissione Europea ha avviato la procedura di violazione del diritto dell’UE contro Varsavia. Tuttavia, finora, tale azione ha avuto risultati limitati.

“Fino a questo momento c’è stato un record misto di istituzioni centrali dell’Unione Europea che agiscono sullo Stato di diritto infranto dai propri membri”, ha riferito un funzionario legale di Democracy Reporting International, Jakub Jaraczewski. “La Corte di giustizia dell’UE ha avuto qualche successo con alcune delle sue sentenze e misure provvisorie finora. Tuttavia, il dialogo dell’articolo 7 con la Polonia, per esempio, è praticamente bloccato e non va da nessuna parte a questo punto”, ha affermato Jaraczewski.

In merito alle proprie dimissioni, Czaputowicz ha reso noto che non c’è stata alcuna pressione su di lui da parte del PiS. “Alcuni mesi fa, abbiamo concordato con il primo ministro Mateusz Morawiecki di continuare la mia missione fino alle elezioni presidenziali”, ha dichiarato il ministro a Rzeczpospolita daily, specificando tuttavia che “questo sia un buon momento per un cambiamento al vertice della nostra diplomazia”.

I commenti di Czaputowicz sono da inserire in un contesto in cui la Polonia sta cercando di lottare contro le proposte volte a subordinare il finanziamento del bilancio europeo al rispetto delle norme dello Stato di diritto.

Il potere giudiziario di Varsavia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, inoltre, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.  

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si erano ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourovasi era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria polacchi della riforma che tenta di consentire il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.  

In particolare, la controversa riforma giudiziaria, approvata definitivamente lo scorso 14 febbraio, era già stata votata positivamente dalla Camera dei deputati il 23 dicembre 2019. Tale rielaborazione mirava ad ostacolare i giudici dal mettere in dubbio l’indipendenza dei loro colleghi nominati dal Consiglio Nazionale della Giustizia, il quale è a sua volta nominato dalla Camera dei Deputati, dove il partito di governo detiene la maggioranza. A tale riguardo, lo scorso 8 aprile la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva già imposto la sospensione del Consiglio. 

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Mariela Langone

di Redazione

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