Il Partito comunista cinese denuncia interferenze taiwanesi a Hong Kong

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 12:21 in Cina Hong Kong Taiwan

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Il Partito Comunista Cinese (Pcc) di Pechino ha accusato il Partito Progressista Democratico (Ppd) di Taiwan di essere un’“ombra nera” colpevole di destabilizzare Hong Kong e di aver messo a repentaglio la sovranità nazionale cinese.

Il Quotidiano del Popolo, edito dallo stesso Pcc, ha pubblicato domenica 19 luglio un articolo di condanna contro l’interferenza del Ppd taiwanese ad Hong Kong e il suo ruolo nelle proteste che hanno avuto luogo sull’isola dal 2019. Oltre al ruolo del Ppd, anche le forze pro-indipendenza di Taiwan e Hong Kong avrebbero collaborato per mettere in pericolo la sovranità e l’integrità territoriale della Cina.

Secondo il Pcc, il Ppd di Taiwan avrebbe seguito il modello americano che strumentalizza la “carta Hong Kong” a fini politici. In particolare, il Ppd avrebbe criticato il modello di gestione di Hong Kong per attaccare la propria opposizione e guadagnare voti, e avrebbe sostenuto le forze d’opposizione di Hong Kong fornendo loro assistenza economica e addestramento. Taiwan non sarebbe interessata al futuro di Hong Kong ma solamente a provocare disordini e caos per attaccare Pechino.

Tuttavia, a detta del Pcc l’attuazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong ha interrotto la collusione tra le forze separatiste di Hong Kong e Taiwan. A tal proposito, lo scorso 16 luglio, al direttore l’Ufficio Economico e Culturale di Taipei (TECO) ad Hong Kong, Kao Ming-tsun, e altri due funzionari è stato negato il rinnovo del visto, per essersi rifiutati di sottoscrivere una dichiarazione emessa dal governo locale in cui era loro richiesto di riconoscere il principio “una sola Cina”, lo stato di diritto di Hong Kong e della sua Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per l’isola e al cui Allegato III è stata inserita la nuova legge sulla sicurezza per Hong Kong.

In risposta al mancato rinnovo del visto, il Consiglio per gli Affari continentali di Taiwan ha dichiarato il 20 luglio che adotterà le azioni necessarie a preservare la propria dignità nazionale, gestirà il caso basandosi sui principi di parità e reciprocità e potrebbe revocare i permessi dei funzionari del governo di Hong Kong nel proprio territorio. Lo scorso primo giugno, Taiwan aveva invece aperto un apposito ufficio per gestire le richieste di tutte quelle persone che vogliono trasferirsi da Hong Kong a Taiwan, vista la crescente richiesta. Dall’inizio delle proteste contro l’ingerenza di Pechino ad Hong Kong, circa 200 attivisti si sono trasferiti a Taiwan, chi con visti turistici chi con visti di lavoro temporanei, tra questi c’erano sia persone che avevano ricevuto accuse formali dalla polizia, sia persone scarcerate su cauzione.

Secondo il principio di “una sola Cina”, l’isola di Taiwan e il territorio occupato dalla RPC formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia. Tuttavia, a Taipei è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino e leader del Ppd Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”. Hong Kong, invece, è una regione amministrativa speciale della RPC dal primo luglio 1997, quando fu ceduta dal Regno Unito. Da allora, le sue relazioni con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza ad Hong Kong, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi.

Lo scorso 30 giugno, il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), l’organo che detiene il potere legislativo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, tale legge infrangerebbe il principio “un Paese, due sistemi”, erodendo l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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