Oman: il sultano continua sulla strada della “rivoluzione amministrativa”

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 15:38 in Medio Oriente Oman

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Il sultano omanita, Haitham bin Tariq, continua ad attuare rilevanti cambiamenti nel settore amministrativo e statale, con il fine di contrastare corruzione ed inefficienza e promuovere la crescita del Paese.

Tra le ultime mosse, il 19 luglio, l’Autorità per gli investimenti dell’Oman (OIA) ha riferito di aver apportato cambiamenti ai consigli di amministrazione di 15 società governative, nominando 79 nuove personalità dotate di “esperienza e competenza” e cambiando i presidenti dei consigli di 5 società, i quali andranno tutti a rappresentare la OIA. Il fine ultimo, è stato specificato dall’Autorità stessa, è garantire una gestione efficiente e una governance ideale.

L’Autorità per gli investimenti è una entità statale omanita di recente istituzione, creata il 4 giugno in sostituzione dei fondi sovrani del Sultanato. In particolare, tale ente ha il compito di gestire e possedere la maggioranza dei beni pubblici e dei fondi sovrani del Paese, oltre a supervisionare le attività del ministero delle Finanze, ad eccezione della compagnia petrolifera Oman Petroleum Development e delle azioni del governo nelle istituzioni internazionali.

Secondo un analista, in condizioni di anonimato, il sultano sta attuando una “rivoluzione amministrativa”, dirigendo la propria attenzione verso quelle compagnie che per anni hanno costituito una “emorragia” dei bilanci operativo e di sviluppo del Sultanato e le cui attività non erano semplici da controllare. In questo modo, Muscat sta altresì mostrando la propria disponibilità a fare a meno di società poco produttive, per far sì che i propri fondi non vengano più sprecati in progetti che si sono rivelati improduttivi o “contaminati dalla corruzione”. Sebbene anche l’Oman si trovi a far fronte alla pandemia di Covid-19 e alle sue conseguenze soprattutto economiche, l’obiettivo del sultano è portare avanti il suo piano che mira a realizzare un “nuovo Oman”, come promesso al momento della successione al trono, il 10 gennaio 2020.

Lo sceicco Nasser bin Sulaiman al-Harithy, direttore generale per gli investimenti di diversificazione economica presso l’OIA, ha dichiarato che la prossima missione dell’Autorità sarà rivedere il ruolo e i compiti di queste società e assicurarsi che i loro obiettivi siano in linea con le strategie del governo di Muscat. A detta di al-Harithy, inoltre, i nuovi consigli di amministrazione lavoreranno “secondo procedure, controlli e un’agenda nazionale sotto la supervisione dell’Autorità”.

Negli ultimi mesi, il sultano Haitham ha introdotto misure severe sull’apparato statale. In tale quadro, il Ministero delle Finanze omanita ha ordinato a tutte le istituzioni e aziende governative di ridurre la spesa operativa e di investimento di almeno il 10% nel corso del 2020, invitandole a profondere sforzi volti a ridurre il più possibile la spesa effettiva, tagliando altresì stipendi e bonus. Lo stesso Ministero è stato poi esortato a cercare nuove entrate per sostenere il bilancio pubblico, mentre gli altri Ministeri sono stati invitati ad adottare misure che migliorino trasparenza e affidabilità. Dal canto suo, la popolazione omanita, e soprattutto la componente più giovane, ha accolto con favore le nuove misure, considerandole un primo passo verso riforme più ampie in grado di rendere l’apparato governativo e amministrativo più efficiente.

Secondo l’ultimo rapporto del Sovereign Wealth Fund Institute, l’Oman possiede due fondi sovrani, il “Fondo di riserva generale” con asset pari a $ 14,28 miliardi, e il “Fondo di investimento”, dal valore di $ 3,34 miliardi. Tuttavia, anche le finanze di Muscat sono state colpite dal doppio colpo della pandemia coronavirus e dal calo dei prezzi del petrolio, ma il sultano Haitham, che vanta esperienza nel campo della gestione economica ed amministrativa, crede che la crisi attuale possa rappresentare il momento giusto per guidare l’economia dell’Oman verso una maggiore efficienza. Tuttavia, è stato più volte sottolineato, sono necessarie ulteriori misure di austerity, volte a risanare l’economia e le problematiche ereditate nel corso degli anni.

Prima dello scoppio della pandemia, il debito nazionale omanita era aumentato da soli 4 miliardi di dollari nel 2014 a circa 50 miliardi nel 2019, e Standard & Poor’s aveva previsto un deficit di bilancio per il 2022 all’8,7% del prodotto interno lordo. Tale condizione è stata ulteriormente aggravata dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi del petrolio, da sommare alla perdita delle riserve in valuta estera, pari a circa 16,5 miliardi di dollari. Per far fronte a tale scenario, il sultano ha disposto, per tre volte, tagli al bilancio pari al 5% per ciascun mese di marzo, aprile e maggio. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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