Londra: sospensione dell’estradizione per Hong Kong e sanzioni per il Xinjiang

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 14:30 in Cina UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le tensioni tra Londra e Pechino potrebbero vedere la sospensione del trattato di estradizione tra Hong Kong e il Regno Unito e sanzioni contro alcuni funzionari cinesi, colpevoli di aver violato i diritti umani della minoranza uigura del Xinjiang, un’etnia turcofona di religione islamica. L’ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming, ha affermato il 19 luglio che, all’eventuale profilarsi di entrambi gli scenari, la Cina adotterebbe le dovute contromisure, consigliando a Londra di mantenere la propria indipendenza da Washington in politica estera e smentendo le accuse ricevute.

Secondo quanto rivelato dal Telegraph, il segretario agli Esteri inglese, Dominic Raab, sarebbe pronto a sospendere il trattato di estradizione del Regno Unito con Hong Kong già dal 20 luglio, a causa dell’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, il 30 giugno scorso. Se la Cina dovesse continuare a venir meno ai suoi impegni internazionali, l’ultima “leva” che il governo di Londra potrebbe tirare sarebbe l’annullamento definitivo del trattato di estradizione. Con tale mossa, il Regno Unito seguirebbe quanto già fatto da Canada e Australia.

Il giorno precedente, lo stesso Raab aveva anche denunciato gravi e preoccupanti violazioni dei diritti umani contro la minoranza degli uiguri nella provincia del Xinjiang da parte delle autorità cinesi, citando casi di sterilizzazioni forzate e campi di confino di massa per la rieducazione. A tal proposito, alcuni membri del Partito conservatore hanno chiesto a Raab di inserire i colpevoli di violazioni dei diritti umani nella lista delle persone soggette a sanzioni, come già fatto con funzionari russi, sauditi e nordcoreani, lo scorso 6 luglio. Gli USA hanno già imposto sanzioni sulla Cina per il trattamento riservato alla minoranza uigura del Xinjiang.

Nella sera del 19 luglio, l’ambasciatore cinese a Londra ha rilasciato un’intervista alla BBC, durante il programma noto come “The Andrew Marr Show”. In merito ad Hong Kong, Liu ha affermato che la nuova legge sulla sicurezza nazionale è sia uno strumento importante per la protezione dei diritti della popolazione locale da quei pochi che li mettono a rischio, sia una tutela per il principio “un Paese, due sistemi”.  Liu ha respinto le accuse di Amnesty International, secondo cui la nuova legge eroderebbe le libertà di Hong Kong e, in merito alla possibilità che il Regno Unito imponga sanzioni sulla Cina su tali basi, Liu ha affermato che vorrebbe evitare il ripetersi di quanto già avvenuto con gli USA. Per Liu Londra dovrebbe essere indipendente in politica estera e non farsi influenzare da Washington, come ha già fatto revocando la partecipazione di Huawei alla costruzione della propria rete 5G, il 14 luglio scorso.

Infine, durante l’intervista è stato riprodotto un video in cui vi erano uomini inginocchiati, incatenati e bendati che venivano fatti salire in un treno, presumibilmente nel Xinjiang. Più agenzie di intelligence occidentali avrebbero confermato che si trattasse di prigionieri uiguri confinati dalle autorità cinesi, ma l’ambasciatore Liu ha sostenuto si trattasse di documentazione sbagliata e ha veementemente garantito che in Xinjiang non vi sono né controllo sulla popolazione, né sterilizzazioni forzate.

Le relazioni sino-inglesi sono notevolmente peggiorate dall’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong dello scorso 30 giugno. Londra e Pechino avevano firmato la dichiarazione congiunta sino-britannica, in preparazione della cessione dell’ormai ex-colonia inglese, avvenuta poi il primo luglio 1997. La dichiarazione stabiliva la nuova sovranità delle Cina su Hong Kong e la sua amministrazione secondo il modello “un Paese, due sistemi” che l’avrebbe esclusa dalla gestione sulla base del sistema del socialismo cinese per permetterle di proseguire con il suo modello di sviluppo capitalista, almeno fino al 2047. Per Pechino, poiché tale documento è stato fatto rientrare nella Basic Law, adottata alla cessione di Hong Kong da parte del Regno Unito, esso non ha più  validità.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.