L’Etiopia e la grande diga africana: nuovo scontro tra USA e Cina?

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 16:35 in Cina Etiopia USA e Canada

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La questione della costruzione e del riempimento della grande diga africana rischia di fare dell’Etiopia un nuovo terreno di scontro tra Cina e Stati Uniti. Gli esperti hanno invitato a non sottovalutare i legami tradizionalmente forti tra Pechino e Addis Abeba e hanno osservato che il fallimento dei negoziati sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), sponsorizzati e mediati da Washington, coincide con l’aggravarsi delle tensioni tra USA e Cina su una moltitudine di fronti, dal 5G a Hong Kong, fino allemergenza coronavirus.

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti è intervenuto nella questione della diga nel novembre 2019, con l’obiettivo di risolvere la controversia tra Egitto, Etiopia e Sudan e giungere alla firma di un accordo. Da quel momento, Washington ha tenuto almeno 7 incontri di alto livello tra i rappresentanti dei vari Paesi, ma nessuno di questi si è concluso con un’intesa tra le parti. Durante l’ultima sessione di negoziati negli Stati Uniti, il 27 febbraio, il Dipartimento del Tesoro USA, con la collaborazione dell’Egitto, ha elaborato un progetto di accordo immediatamente respinto dall’Etiopia, la quale rivendica il diritto sovrano del Paese di utilizzare le risorse idriche del fiume Nilo Azzurro, dove è costruita la GERD. Il governo etiope accusa Washington di essere imparziale e di voler sbilanciare i negoziati a favore del Cairo.

Dopo altri fallimentari tentativi dell’amministrazione americana e della diplomazia egiziana di arrivare a un compromesso, l’Etiopia ha iniziato, il 15 luglio, il riempimento del bacino idrico della diga. Il livello dell’acqua è stato aumentato da 525 a 560 metri, secondo quanto specificato dal Ministero dell’Irrigazione di Addis Abeba. Appresa la notizia, l’Egitto ha chiesto chiarimenti urgenti all’Etiopia. Il Nilo azzurro, sul quale sta procedendo la costruzione della diga, è uno dei maggiori affluenti del fiume Nilo, da cui Il Cairo ricava più del 90% del proprio fabbisogno idrico. A giugno, il governo egiziano aveva fatto appello alle Nazioni Unite affermando che il progetto idroelettrico rischiava di rappresentare una “minaccia esistenziale” per il Paese. Secondo l’Egitto, la diga mette in pericolo la vita di 150 milioni di persone, egiziane e sudanesi.

Gli esperti riconoscono che l’Egitto si trova attualmente in una posizione di svantaggio. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che la decisione di ricorrere al sostegno di Washington, si è rivelata alla fine un errore fatale. Dal momento che la mediazione statunitense non è riuscita a ottenere i risultati sperati, ci sono buone ragioni per credere che Il Cairo, Khartoum e Addis Abeba scelgano di trovare un nuovo Paese di riferimento per i negoziati, qualora tornassero a collaborare. I tre attori africani potrebbero cercare di risolvere i loro problemi da soli o di ricorrere ad altri intermediari, che, in questo caso, saranno presumibilmente la Cina, la Russia o gli Stati europei.

Le relazioni tra Cina ed Etiopia sono state istituite nel 1970. Tra il 2016 e il 2018, gli investimenti diretti cinesi in Etiopia hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari e il commercio bilaterale è cresciuto fino a 5,4 miliardi di dollari. Le imprese cinesi sono ai primi posti in Etiopia in termini di capitale investito e impegno nell’industria manifatturiera, insieme a India e Turchia. Pechino, pertanto, dati rapporti di alta tensione con Washington e le relazioni privilegiate con Addis Abeba, potrebbe cercare di inserirsi nella partita africana e colmare quel vuoto lasciato scoperto dall’amministrazione USA. 

Molti hanno osservato che, senza un accordo, le prospettive di un conflitto sulle risorse idriche in Africa rischiano di essere alte. Tuttavia, l’intraprendenza egiziana potrebbe essere frenata dalla difficile situazione in Libia, dove le forze del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e quelle della Turchia stanno tentando di assediare Sirte e di puntare alla conquista della base aerea di Al-Jufrah. Il governo del Cairo, che sostiene l’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar, ha lanciato un ultimatum affermando che la cattura di Sirte porterà l’esercito egiziano a intervenire in Libia.

In queste circostanze, è difficile che l’Egitto abbia il coraggio di combattere contemporaneamente su due fronti, contro la Turchia in Libia e contro l’Etiopia per la GERD. Ankara e Addis Abeba, dunque, hanno buoni motivi per considerarsi dalla stessa parte e aumentare la collaborazione bilaterale. Il recente incontro, avvenuto il 16 luglio, tra il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, e Mulatu Teshome Wirtu, ex presidente dell’Etiopia e rappresentante speciale del primo ministro Abiy Ahmed, mostra che i due Paesi sono molto più interessati l’uno all’altro di quanto possa sembrare, quando si tratta di affrontare l’Egitto.

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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