Iran: giustiziata una spia della CIA, campagna di arresti contro le menti delle proteste

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 14:31 in Iran Medio Oriente

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Oltre ad aver condannato a morte un uomo accusato di spionaggio per conto degli Stati Uniti, le autorità iraniane hanno avviato una campagna di arresti contro gli organizzatori dei movimenti di protesta degli ultimi giorni.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, lunedì 20 luglio, sulla base delle informazioni fornite dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, le autorità iraniane hanno arrestato tutti gli organizzatori delle recenti proteste scoppiate soprattutto nella città di Behbahan, nella provincia Sud-occidentale di Khuzestan, dal 16 luglio. Per il quotidiano si è trattato di una mossa volta a sopprimere le voci di dissenso e a prevenire qualsiasi tentativo di scatenare manifestazioni simili a quelle del mese di novembre 2019. Il suddetto governatorato, a maggioranza sunnita, rappresenta una delle regioni che ha spesso lamentato la negligenza delle autorità iraniane.

“Sono stati identificati e arrestati tutti coloro che organizzavano incontri illegali” ha riferito il capo della polizia di Khuzestan, Heyder Abbas Zadeh, senza, però specificare, il numero delle persone detenute. Secondo quanto dichiarato dal capo della polizia, i cittadini riunitisi il 16 luglio inneggiavano slogan “contro la legge”, ovvero in opposizione al governo. La richiesta principale della popolazione iraniana è stata la caduta del regime, visto il deterioramento delle condizioni di vita e un sistema economico e sanitario sempre più precario. “Non abbiamo paura, siamo tutti uniti” è stato uno degli slogan, oltre ad altri in cui la popolazione ha espresso il proprio rifiuto verso qualsiasi forma di ingerenza straniera.

Alcuni video diffusi in rete hanno mostrato le forze dell’ordine impiegare gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti, molti dei quali arrestati, mentre le autorità iraniane hanno altresì interrotto la linea Internet dal mattino, come segnalato dalla compagnia di monitoraggio NetBlock. Le autorità iraniane mirano ad impedire una nuova ondata di mobilitazione popolare simile a quella verificatasi dal 15 al 18 novembre 2019, a seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. Secondo quanto rivelato da Amnesty International, in tale occasione il bilancio delle vittime ammontava ad almeno 304 morti, mentre per il Ministero dell’Interno dell’Iran il numero di morti è stato pari a 225, membri delle forze di sicurezza inclusi.

L’economia iraniana risente delle conseguenze delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, a seguito del loro ritiro dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio 2018, una mossa che ha acuito ulteriormente le tensioni tra Washington e Teheran. In tale quadro, sempre il 20 luglio, le autorità giudiziarie iraniane hanno riferito di aver giustiziato un uomo accusato di spionaggio per conto delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e di Israele. L’imputato e condannato è Mahmoud Mousavi Majd, un ex traduttore arrestato nel 2018 per aver ricevuto ingenti somme di denaro dalla CIA statunitense e dal Mossad israeliano, in cambio di informazioni relative altresì al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e al suo ex comandante, Qassem Solaimani.

Quest’ultimo è stato ucciso il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. La magistratura iraniana aveva precedentemente riferito che l’uccisione di Soleimani non era strettamente collegata alle informazioni fornite da Majd ai servizi di intelligence. Tale ipotesi, tuttavia, non è stata del tutto smentita. L’imputato non era un membro dell’IRGC, ma era riuscito ad infiltrarsi in settori “sensibili” con il pretesto di essere un traduttore di inglese e arabo. Inoltre, essendo precedentemente emigrato in Siria, la sua conoscenza dell’arabo e della geografia siriana gli avevano consentito di guadagnare la fiducia di consiglieri militari iraniani. In questo modo, Majd era riuscito ad ottenere informazioni su convogli, equipaggiamenti militari, sistemi di comunicazione, comandanti e loro movimenti, coordinate geografiche, codici e password, da riferire in cambio di dollari statunitensi.

L’esecuzione di Majd si colloca a pochi giorni di distanza da una campagna online “senza precedenti”, in cui gruppi di iraniani hanno espresso la propria opposizione alla sentenza di condanna a morte di tre uomini, Amirhossein Moradi, Mohammad Rajabi e Saeed Tamjidi, che avevano partecipato alle manifestazioni di novembre 2018. Le loro esecuzioni sono state sospese, ha riferito il 19 luglio uno degli avvocati, Babak Paknia. Tuttavia, anche Trump si è espresso a riguardo, il 15 luglio, affermando che la decisione di Teheran invia un messaggio negativo al mondo intero, mentre per Amnesty International si tratta di un processo ingiusto, in cui i tre imputati sono stati altresì vittime di torture.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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