I diplomatici degli Stati Uniti tornano in Cina

Pubblicato il 20 luglio 2020 alle 13:07 in Cina USA e Canada

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Più di 100 diplomatici statunitensi sono tornati in Cina, il 15 luglio, come parte degli sforzi per riportare il personale degli USA in territorio cinese, dopo l’evacuazione avvenuta a febbraio a causa del coronavirus. 

Washington ha inizialmente temporeggiato, ma ha poi deciso di proseguire con il suo piano volto a ripristinare la missione diplomatica statunitense in Cina, nonostante le crescenti tensioni bilaterali. Il ritorno del personale diplomatico doveva iniziare entro i primi dieci giorni di luglio, ma le tensioni su questioni come Hong Kong e il Mar Cinese Meridionale hanno spinto il Dipartimento di Stato a rimandare la decisione. Infine, il 15 luglio, un aereo commerciale ha lasciato l’aeroporto di Dulles, fuori Washington, per la capitale sudcoreana, Seoul. Lì i passeggeri saranno trasferiti su un altro aereo attrezzato per operazioni mediche, prima di volare verso la città cinese di Guangzhou.

Il volo è il secondo che farà tornare più di 1.200 diplomatici statunitensi in Cina, insieme alle loro famiglie. Gli Stati Uniti intendono riavviare a pieno regime la propria missione in Cina, una delle più grandi al mondo. Questa era stata evacuata a febbraio a causa del COVID-19. A tale proposito, il Dipartimento di Stato ha affermato che sono stati organizzati altri voli nelle prossime settimane. “Per coloro che stanno ancora aspettando di tornare, stiamo ottenendo le approvazioni per Guangzhou, Shanghai e Pechino nelle prossime settimane. A causa delle normative della Cina, questi voli saranno limitati a un massimo di 120 passeggeri”, si legge in una mail inviata il 15 luglio.

Le relazioni bilaterali tra Cina e USA sono peggiorate a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato Pechino di non aver saputo gestire l’emergenza e di aver causato ingenti danni internazionali. Oggi Washington è in piena cristi, mentre la Cina ha gestito la fase peggiore delle infezioni. Di conseguenza, i due Paesi hanno negoziato per settimane i termini per riportare indietro i diplomatici statunitensi e le principali questioni di disaccordo sono state i test e le procedure di quarantena. Il Dipartimento di Stato ha comunicato al proprio personale di aver ricevuto assicurazioni da Pechino che i genitori non saranno separati dai loro figli se risultassero positivi al virus. I diplomatici, tuttavia, sostengono che l’obbligatorietà dei test risulti in una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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