Vertice europeo: terzo giorno di negoziati

Pubblicato il 19 luglio 2020 alle 19:15 in Europa

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I negoziati tra i 27 leader dell’Unione Europea (UE) sono stati prolungati a domenica 19 giugno, dopo il fallimento di due giornate di dialoghi per raggiungere un accordo definitivo sul piano di finanziamenti europei per stimolare l’economia continentale. La crisi causata dal coronavirus ha spinto l’Europa nella peggior recessione dalla fine della seconda guerra mondiale e, quello ancora in corso, è stato il primo vertice in presenza dei leader UE dalla diffusione della pandemia, iniziato il 17 luglio.

In particolare, tra i vari temi da affrontare, il programma prevedeva l’approvazione di un pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro per i Paesi più colpiti, come proposto nel piano di bilancio 2020-2027 dell’UE per la ripresa economica, dal valore di 1.074 trilioni di euro, presentato dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il 10 luglio scorso.   

Lo scontro principale tra i Paesi dell’Unione è rappresentato dall’ammontare e dalla gestione del cosiddetto Recovery Fund. Da un lato, gli “Stati Frugali”, ossia Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia, capeggiati da Amsterdam hanno richiesto che ogni forma di debito o sovvenzione proveniente dall’Unione e diretta a quei Paesi con un debito già alto sia vincolata a rigide condizioni che assicurino l’attuazione di riforme del mercato del lavoro, sotto la sorveglianza del Consiglio europeo. Inoltre, il primo ministro olandese, Mark Rutte, aveva anche proposto di accordare il diritto di veto a tutti gli Stati membri sulla decisione per la distribuzione del pacchetto economico e sui piani di riforma dei singoli Paesi che, secondo Rutte, dovrebbero essere approvati all’unanimità prima di consentire a chi li riceve l’accesso ai fondi dell’Unione.

Dall’altro lato ci sono, invece, i Paesi europei che sono stati maggiormente colpiti dal coronavirus, tra cui l’Italia e la Spagna. Il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva affermato che la proposta di Rutte sulla governance del Recovery Fund fosse “inconcepibile con i trattati e impraticabile sul piano politico” ed era stato appoggiato dal suo omologo spagnolo, Pedro Sanchez. Entrambi hanno sostenuto un ritorno alla proposta della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che prevedrebbe di affidare l’intera gestione dei fondi alla Commissione stessa. Il 18 luglio, Conte ha chiesto una politica fiscale comune che sia seria e in grado di affrontare questioni quali surplus commerciali e dumping fiscali, per “competere ad armi pari” e ha accusato gli Stati frugali di “stare ricattando l’Europa”.

La Francia del presidente Emmanuel Macron e la Germania della cancelliera Angela Merkel hanno cercato di mediare tra le due posizioni emerse e il presidente del Consiglio europeo, nonché presidente del summit, avrebbe dovuto presentare nuove proposte prima dell’avvio del terzo giorno di negoziati. Nel pomeriggio del 19  luglio, i leader avrebbero preso in considerazione la possibilità di abbassare la quota delle sovvenzioni da 500 a 350 miliardi di euro ma l’Italia avrebbe continuato ad opporsi alle condizioni per accedervi proposte dai Paesi Bassi.

 Il 19 luglio, in un primo momento Merkel ha affermato che, dato lo stallo creatosi, un accordo potrebbe non essere possibile ma più tardi il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha affermato che l’UE potrebbe giungere ad un compromesso ma ancora ci sarebbe molto da fare.

Altro nodo legato ai finanziamenti sarebbe poi la possibilità di negarli a quei Paesi che non rispettano gli standard di democrazia europei. A tal proposito, l’Ungheria ha sostenuto la posizione della Polonia che ha minacciato di imporre il proprio veto sull’intero pacchetto d’aiuti se dovesse profilarsi un meccanismo di tale genere, sostenuto anch’esso dai Paesi Bassi. A tal proposito, il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha affermato che Rutte abbia una cattiva disposizione nei suoi confronti e in quelli del proprio Paese a livello personale, accusandolo di essere la causa dell’impasse dell’intero sistema europeo. Tuttavia, anche il primo ministro del Lussembrugo, Xavier Bettel, ha ritenuto che le condizioni di rispetto dei principi democratici siano necessarie e ha aggiunto che: ”L’Europa non è un supermercato dove si può scegliere ciò che si vuole, al contrario i valori che proteggiamo sono essi stessi l’Europa”.

Tra le nuove proposte emerse il 18 luglio, c’erano la riduzione dei sussidi interni al pacchetto da 500 a 450 miliardi, dei totali 750. Oltre a questo, è stata discussa l’introduzione di un “freno d’emergenza” sulla loro erogazione, per accontentare la richiesta di garanzie sulle sovvenzioni di quegli Stati che preferirebbero che i Paesi più colpiti dalla crisi contraessero invece dei prestiti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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