Tensioni Armenia-Azerbaigian: minaccia per petrolio e gas in Europa

Pubblicato il 19 luglio 2020 alle 11:00 in Armenia Azerbaigian

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L’Azerbaigian ha lanciato un allarme il 18 luglio sul rischio che sta correndo la sicurezza delle forniture di petrolio e gas al mercato europeo, a causa delle ostilità lungo il confine con l’Armenia. Il vice presidente della compagnia energetica statale SOCAR, Elshad Nassirov, ha affermato che parte delle infrastrutture utilizzate per trasportare le risorse energetiche dal Mar Caspio ai mercati globali sono collocate in prossimità dei luoghi teatro dei recenti scontri militari tra Baku ed Erevan.

Dopo aver indicato gli oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan e Baku-Supsa e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzrum come aree a rischio, Nassirov ha affermato che le tensioni tra Azerbaigian e Armenia potrebbero mettere in pericolo anche la costruzione del Gasdotto Trans-Adriatico. La finalizzazione di quest’ultimo progetto è prevista tra i prossimi ottobre e novembre e consentirà di far arrivare le risorse del Mar Caspio fino in Italia, passando per la Turchia, la Grecia e l’Albania, ridimensionando quindi la dipendenza energetica europea dalla Russia. Per tali ragioni, Nassirov ha rivolto un appello a Washington e ad altri attori mondiali affinché valutino la messa in sicurezza fisica e militare della regione e del corridoio energetico.

Dal 12 luglio scorso, al confine tra Armenia e Azerbaigian,  si sono verificati scontri tra gli eserciti dei due Paesi, che, ad oggi, hanno provocato la morte di 15 militari e un civile. Il culmine delle ultime tensioni è stato raggiunto lo scorso 16 luglio, quando il governo dell’Armenia ha denunciato un tentativo di invasione del proprio territorio da parte di oltre 100 membri delle forze speciali dell’esercito dell’Azerbaigian, accusate di volersi impossessare della posizione di confine Anvakh, nella regione di Tavush.

In seguito all’intensificarsi delle tensioni, da un lato, l’Azerbaigian ha minacciato di colpire la centrale nucleare armena di Metsamor, se l’esercito di Erevan dovesse attaccare il bacino idrico di Mingachevir, la principale riserva d’acqua del Paese collocata in prossimità del confine armeno. Dall’altro lato, l’Armenia ha dapprima definito criminali le minacce di Baku, sottolineando che le proprie forze armate non hanno mai colpito strutture civili e non hanno intenzione di farlo e, il 18 luglio, ha aggiunto che si è trattato di una minaccia di compiere un atto terroristico.

In tale contesto, il 18 luglio, il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha parlato delle tensioni con la sua controparte azera, Sakir Hasanov, a cui ha altresì comunicato che Mosca sta portando avanti delle esercitazioni militari nell’area Sud-orientale del Paese, per testare la prontezza d’attacco delle sue forze e che coinvolgono 400 aerei da guerra e 150.000 uomini. Tuttavia, il vice ministro della Difesa, Alexander Fomin, ha anche aggiunto che le esercitazioni non hanno alcun legame con le recenti tensioni tra Armenia e Azerbaigian. Mosca, che ha una base militare nel territorio armeno e considera Erevan un alleato strategico nella regione, ha esortato nuovamente le parti ad avviare un cessate il fuoco e a ridurre le tensioni.

Già il 15 luglio, Mosca aveva mediato una tregua tra Baku ed Erevan, interrotta però il giorno successivo. A livello internazionale, Unione Europea, USA, Canada, Giappone e Georgia hanno esortato le parti a rispettare la tregua.

Gli ultimi scontri si sono accesi perché Baku ed Erevan si sono reciprocamente accusate di aver bombardato obiettivi militari e villaggi al confine, nella zona di Tavush, ma il più ampio conflitto tra Azerbaigian e Armenia riguarda il controllo sulla regione di Nagorno-Karabakh si protrae da molto tempo.  Il 20 febbraio 1988, l’etnia maggioritaria dell’area, ossia quella armena, aveva annunciato il ritiro dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian, facendo iniziare le ostilità. Dal 1992 sono in corso negoziati su una soluzione pacifica del conflitto nell’ambito del gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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