Sostenitrice dell’ISIS inglese potrà tornare a Londra per il processo sulla sua cittadinanza

Pubblicato il 19 luglio 2020 alle 7:02 in Europa UK

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La Corte d’Appello del Regno Unito ha stabilito che Shamima Begum sarà autorizzata a tornare nel Paese europeo per contestare la decisione del governo di Londra di privarla della cittadinanza britannica nel 2019, dopo che la donna si era recata in Siria per arruolarsi tra le fila dell’ISIS.

Tale sentenza è stata emanata il 16 luglio, diversi mesi dopo che Begum ha perso la prima fase della sua causa sulla legalità della decisione del governo presso la Commissione Speciale per l’Immigrazione (SIAC), lo scorso febbraio.

La ventenne è una delle tre studentesse londinesi che si sono recate in Siria il 17 febbraio 2015 per unirsi allo Stato Islamico, prima di essere trovata in un campo profughi da un giornalista nel 2019. Da allora, la donna ha iniziato a professare il proprio desiderio di tornare nel Regno Unito, ma l’Ufficio di immigrazione del Paese le ha revocato la cittadinanza dopo aver sollevato preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

Il Ministero dell’Interno inglese ha replicato alla sentenza rivelando che avrebbe “richiesto il permesso di rivolgersi in appello” ma, nel frattempo, è probabile che a Begum sarà permesso di tornare nel suo Paese di nascita per affrontate la sua causa.

La donna, insieme al proprio team legale, sostiene che la decisione di privarla della cittadinanza sia illegale in quanto l’ha resa apolide e vulnerabile al trattamento disumano all’interno del campo profughi.

In risposta, il governo britannico ha affermato che Begum non sarebbe apolide, in quanto è altresì qualificata per la cittadinanza del Bangladesh, grazie alle origini di sua madre, ma Dacca ha respinto tale possibilità.

La questione del rimpatrio delle donne europee fuggite in Siria per unirsi all’ISIS ha sollevato molti dibattiti in tutto il continente.

In tale contesto si inserisce anche la decisione della Germania, del 3 luglio, di processare una trentenne tedesco-siriana accusata di aver organizzato matrimoni per il gruppo terroristico dell’ISIS.

La donna, identificata come Lorin I a causa della legge di Berlino sulla privacy, ha ammesso davanti al tribunale di Celle, nel Nord della Germania, di essersi recata in Siria con il marito nel 2014.

Nello specifico, i capi di accusa sono l’essere membro di una “organizzazione terroristica” e aver violato l’atto di controllo delle armi di guerra della Germania, poiché presumibilmente la coppia era in possesso di due fucili d’assalto e una granata a mano mentre si trovava nel Paese mediorientale.

Tuttavia, durante il processo, l’imputata ha affermato di essersi pentita di tale viaggio, e ha cercato di prendere le distanze dal gruppo armato. A tal proposito, il suo avvocato ha sostenuto che non ci sono prove a sostegno dell’accusa, le quali dimostrano il coinvolgimento diretto della cliente nel reclutamento di donne tedesche da far sposare a combattenti dell’ISIS, aggiungendo inoltre che non esiste alcuna presunta “rete gemella”.

Da parte loro, i procuratori sostengono che l’obiettivo del viaggio in Siria era quello di sostenere l’ISIS, e che la donna apparteneva a una cellula la quale cercava di portare altre donne dalla Germania all’autoproclamato califfato islamico.

Durante il processo, l’accusa ha letto i messaggi di Whatsapp che, apparentemente, attestano la colpevolezza della donna, la quale incoraggiava le altre a unirsi a lei e lodare la vita sotto l’ISIS, e che ora rischia fino a 10 anni di carcere.

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Mariela Langone

 

di Redazione

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