Bandita Huawei, Londra guarda al Giappone

Pubblicato il 19 luglio 2020 alle 8:58 in Giappone UK

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Il Regno Unito ha chiesto al Giappone partecipare alla realizzazione delle proprie reti 5G, dopo aver escluso l’azienda cinese Huawei e le sue tecnologie dal progetto. Al momento, l’azienda inglese NEC Corp e la giapponese Fujitsu Ltd potrebbero essere le potenziali alternative a Huawei valutate da Londra. La notizia è stata rilasciata domenica 19 luglio dal quotidiano Nikkei e riportata dal the Telegraph che ha definito la scelta di Londra un ulteriore passo verso una tecnologia globale ma anche verso una guerra sulla sicurezza tra gli Stati Uniti e la Cina.

Lo scorso 16 luglio, alcuni funzionari del governo inglese si sono incontrati con le proprie controparti giapponesi e quella potrebbe essere stata l’occasione in cui sono maturate le decisioni riferite da Nikkei. Secondo la testata, l’avvicinamento del Regno Unito al Giappone ha rispecchiato l’intenzione inglese di coinvolgere più fornitori, promuovere la competizione nel settore e ridurre i costi degli operatori wireless. Il segretario per il Digitale del Regno Unito, Oliver Dowden, comunicando la revoca dell’incarico a Huawei, aveva già affermato che Londra stava lavorando con i propri alleati per incoraggiare i più forti competitor del colosso cinese provenienti da Finlandia, Svezia, Corea del Sud e Giappone. Non a caso, lo scorso 9 giugno, il Regno Unito aveva avviato proprio con Tokyo negoziati commerciali per raggiungere un accordo bilaterale di libero scambio, idealmente entro il 31 dicembre 2020, con il quale Londra intende raggiungere con il Giappone un’intesa più intensa di quello in vigore con l’UE, soprattutto in materia di commercio digitale e supporto alle piccole imprese.

Lo scorso 14 luglio, il governo del primo ministro inglese, Boris Johnson, ha deciso di bandire ufficialmente Huawei dalle proprie reti 5G, ordinando alle società di telecomunicazioni di rimuovere le sue apparecchiature entro il 2027, dopo che il National Cyber Security Centre (NCSC) aveva informato l’esecutivo di Londra di non poter più garantire la stabilità delle apparecchiature Huawei. Si è trattato di un brusco cambiamento rispetto a quanto deciso lo scorso 28 gennaio, quando il premier inglese aveva concesso a Huawei un ruolo limitato al 35% nella rete 5G del Regno Unito, sottolineando l’importanza sia della collaborazione tra “Paesi simili”, sia della diversificazione del mercato tecnologico, per interrompere il dominio che detengono su di esso un numero limitato di aziende. In particolare, Johnson aveva concesso a Huawei la fornitura di kit per la rete periferica, escludendo però l’utilizzo delle sue forniture nelle parti sensibili della rete e nelle aree vicine a basi militari e a siti nucleari.

Con l’avvicinarsi del definitivo abbandono dell’Unione Europea (UE), il prossimo 31 dicembre, a conclusione degli 11 mesi di transizione seguiti alla sua uscita ufficiale il 31 gennaio scorso, i timori di Johnson per la sicurezza delle attrezzature Huawei  lo hanno portato a dover scegliere tra l’alleanza storica e fondamentale con Washington e i miliardi di investimenti in entrata da Pechino, basti pensare che, solamente nei primi otto mesi del 2019, le aziende cinesi avevano investito nel Regno Unito 8,3 miliardi di dollari.

Già dal 2019, Washington aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale americana, inserendola nella propria Entity List, alla luce del suo stretto legame con il governo e l’esercito di Pechino, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa è stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda. In particolare, le sanzioni hanno impedito al colosso cinese di utilizzare tecnologie basate su proprietà intellettuale americana, causando un grande impatto sulla qualità dei prodotti utilizzati al posto di quelli statunitensi. Quest’ultimo fattore è tra le principali motivazioni che avrebbero spinto il NCSC inglese a non poter garantire la sicurezza di Huawei.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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