La Giordania scioglie la Fratellanza Musulmana e si avvicina all’asse Riad-Abu Dhabi

Pubblicato il 18 luglio 2020 alle 7:00 in Giordania Medio Oriente

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La Corte di Cassazione della Giordania, considerata la massima autorità giudiziaria del Regno, il 15 luglio, ha sciolto l’organizzazione dei Fratelli Musulmani, a causa della “incapacità di correggere il suo status giuridico in conformità con le leggi giordane”. Con tale mossa, Amman sembra voler inviare un chiaro messaggio alla Turchia e al Qatar, avvicinandosi all’alleanza Riad-Abu Dhabi.

La Fratellanza Musulmana, movimento appoggiato da Doha e Ankara ma classificato come terroristico da altri Paesi, è stata registrata in Giordania nel 1946 e da allora ha sempre preso parte alla vita politica di Amman, oltre ad essere rappresentata in Parlamento con 16 membri del partito del Fronte di Azione Islamico. Il Regno hashemita ha tollerato il braccio politico del gruppo per decenni, ma dal 2014 le autorità lo hanno considerato illegale, sostenendo che la sua licenza non era stata rinnovata ai sensi di una legge del 2014 sui partiti politici. Ciò ha portato ad una divisione interna e, in particolare, alla creazione, nel 2015, della Muslim Brotherhood Association, trasferendo a quest’ultima tutti i beni posseduti dall’organizzazione originaria.

Di conseguenza, la Fratellanza Musulmana ha portato il proprio caso in tribunale, sostenendo di aver ottenuto le licenze necessarie e reclamando i beni di cui era stata privata. Tuttavia, secondo il verdetto finale emesso dalle autorità di Amman il 15 luglio, la Fratellanza, così come il braccio politico del Fronte di Azione Islamico, ora è da considerarsi decaduta e priva di personalità giuridica, ed è stata definitivamente privata di alcune proprietà e asset precedentemente in suo possesso. In tale quadro, un portavoce dei Fratelli Musulmani, Moath Khawaldeh, ha riferito che la sentenza non è definitiva e che l’organizzazione è pronta a fare ricorso.

Secondo fonti politiche, la sentenza della Corte di Cassazione del 15 luglio è indice di cautela da parte delle autorità di Amman, le quali temono che la Fratellanza musulmana, radicata soprattutto tra i giordani di origine palestinese, possa alimentare disordini sociali, facendo leva sulle crisi interne ed esterne e sulla crescente ingerenza della Turchia nella regione. A detta delle fonti, un altro motivo di preoccupazione è da ritrovarsi nei legami tra i Fratelli musulmani giordani, l’Iran e il movimento di Hamas sostenuto dalla Turchia nella Striscia di Gaza. A tal proposito, la Giordania starebbe cercando di preservare il proprio distanziamento per evitare qualsiasi interferenza esterna nei suoi affari interni.

Parallelamente, secondo il quotidiano al-Arab, con tale decisione Amman mira ad avvicinarsi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE), Paesi che, accanto ad altri, considerano la Fratellanza musulmana un’organizzazione terroristica, e di cui Amman necessita per affrontare le attuali problematiche di natura economica. In realtà, a detta di alcune fonti, Amman anche in passato si è mostrata vicina alle politiche adottate da Riad e Abu Dhabi. Un esempio risale alla cosiddetta crisi del Golfo scoppiata il 5 giugno 2017 e al relativo embargo imposto sul Qatar. La Giordania, in tal caso, decise di ridimensionare la sua rappresentanza diplomatica in Qatar, ma è stata successivamente costretta a ripristinare completamente le relazioni con Doha per diversificare le fonti di finanziamento esterne e far fronte, in tal modo, alla crisi economica.

Tuttavia, sottolinea al-Arab, nel tempo Amman si è resa conto che le promesse qatariote non erano altro che un modo per mostrarsi superiore rispetto ad Arabia Saudita ed UAE. Nel giugno 2018, le autorità di Doha si erano impegnate a fornire 10.000 posti di lavoro in Qatar ai cittadini giordani e ad investire $ 500 milioni in progetti infrastrutturali e turistici in Giordania. Inoltre, l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, si era successivamente impegnato a fornire 10 mila posti di lavoro aggiuntivi ai giordani e aveva dato ordini di donare $ 30 milioni al fondo pensionistico militare giordano. Nessuna di queste promesse, hanno evidenziato le fonti, è stata mantenuta.

La posizione geografica della Giordania, la sua storia e l’assetto politico hanno reso la monarchia hashemita un Paese politicamente stabile che, nel corso dei conflitti degli ultimi anni, sia interni alla regione sia internazionali, ha aperto i suoi confini ai rifugiati siriani e palestinesi. All’interno del panorama politico internazionale, Amman, da un lato, si è posta a fianco dell’Occidente prendendo parte alla coalizione anti- ISIS guidata dagli Stati Uniti mentre, dall’altro lato, ha stretto relazioni di notevole importanza con gli Stati del Golfo, soprattutto in seguito all’inizio delle primavere arabe del 2011.

Per quanto riguarda la situazione interna, il blocco causato dalla pandemia di coronavirus ha paralizzato le imprese giordane e ha ridotto le entrate di decine di milioni di dollari, provocando la contrazione economica più acuta degli ultimi venti anni. Il governo prevede che l’economia subirà un calo del 3,5% nel 2020, allontanandosi dalle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale aveva previsto una crescita del 2% prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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