Sudan: iniziata l’ultima fase dei negoziati tra governo e ribelli

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 17:52 in Africa Sudan

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Le autorità sudanesi e i ribelli antigovernativi sono ufficialmente entrati nella fase finale dei colloqui di pace, incentrata sulla creazione di un esercito nazionale unificato. I mediatori hanno descritto le discussioni, avviate giovedì 16 luglio, come la componente più delicata e importante del processo di pace, che mira a ripristinare la stabilità nelle regioni del Darfur, del Kordofan meridionale e del Nilo azzurro, devastate dalle guerre. 

“Questo è l’ultimo capitolo e il più significativo, quello riguardante le disposizioni sulla sicurezza nei negoziati di pace. Se discutiamo tali punti con spirito di collaborazione e in buona fede avremo raggiunto un accordo di pace globale e sincero”, ha dichiarato da Juba, nel Sud Sudan, il mediatore Tutkew Gatluak. 

Alhadi Idris Yahya, presidente del Fronte rivoluzionario del Sudan (SRF), una coalizione di nove gruppi ribelli che negoziano da mesi con il governo sudanese, ha affermato che le parti hanno concordato sull’assicurare al Fronte tre seggi nel Consiglio sovrano di transizione, che attualmente gestisce il Paese. In più, la coalizione otterrebbe anche il 25% dei seggi in Parlamento. Governo e ribelli hanno infine calcolato un periodo di transizione di 39 mesi dopo la firma dell’accordo di pace globale. “Nella giornata cercheremo di soddisfare l’obiettivo principale delle disposizioni di sicurezza, ovvero quello di ottenere un esercito unificato del Sudan. In questo momento, mentre parliamo abbiamo diversi eserciti e questa non è assolutamente una situazione ideale per un Paese”, ha chiarito Yayha.

Una seconda coalizione di gruppi ribelli, il Movimento di liberazione del popolo del Sudan del Nord (SPLM-N), del Kordofan meridionale, sta negoziando separatamente, dal momento che la formazione vuole costituire un stato secolare o, in alternativa, l’autodeterminazione, per la sua regione.

Nel corso degli ultimi mesi, nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui di pace tra governo e ribelli si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro esecutivo. In particolare, i negoziati hanno avuto inizio a ottobre 2019. Nell’intesa preliminare del 24 gennaio, uno dei passi più significativi a favore della pace, era stato assegnato uno status speciale alle regioni del Nilo Azzurro e del Kordofan meridionale, controllate in gran parte dai ribelli. Tra i diversi privilegi, era stato stabilito che tali aree potessero elaborare autonomamente le proprie leggi. Uno degli obiettivi principali era risolvere alcune controversie di lunga data relative alla condivisione di risorse, territoriali in primis, nonché cercare delle strategie per unificare tutte le diverse in un unico esercito.

Nelle tre regioni del Kordofan meridionale, del Nilo Azzurro e del Darfur, i ribelli sudanesi hanno combattuto sanguinose campagne contro l’emarginazione operata da Khartoum durante la presidenza dell’ex capo di Stato, Omar al-Bashir. L’uomo, estromesso dal potere l’11 aprile 2019 grazie all’intervento delle forze armate,  è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che è chiamato ad affrontare.

Le speranze di una transizione democratica e di una stabilizzazione interna si sono accese in Sudan il 17 luglio 2019, con la formazione di un nuovo governo, a composizione mista, creato con l’obiettivo di mettere fine ai conflitti in corso e di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il premier, fin dal suo insediamento, ha cercato di dare priorità alla risoluzione dei conflitti nelle regioni più critiche del Paese, impegnandosi a portare a termine i negoziati per la firma di un accordo di pace stabile e duraturo.  

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Chiara Gentili

di Redazione

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