Spagna: Il re chiede di superare la crisi con rispetto e comprensione

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 12:49 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Con una cerimonia civile, presieduta dal re, Felipe VI, la Spagna ha ricordato gli oltre 28.400 morti provocati dall’epidemia di Coronavirus.

Felipe VI, a nome di tutto il Paese, ha ricordato “con tutto il rispetto e la solennità dello Stato” coloro che non hanno potuto essere pianti “nei fatidici giorni in cui sono morti soli, senza la compagnia dei loro parenti, privati persino delle loro lacrime in saloni funebri”. Le famiglie, ha assicurato il re, “non sono sole nel loro dolore, è un dolore che condividiamo, il loro dolore è nostro, che è presente oggi a tutti gli spagnoli”. “Un dolore e un lutto in cui tutti ci riconosciamo, uniti negli stessi principi universali di umanità e solidarietà”.

“Non li dimenticheremo mai” – ha sottolineato Felipe VI, e sebbene “questo atto non possa riparare il dolore di molte famiglie” o “ridurre la loro tristezza”, “può rendere giustizia alle loro vite, al loro contributo alla nostra società, alla loro memoria”.

Perché questa crisi “ci ha messo alla prova come paese e come società” ma anche “ci ha permesso di verificare lo sforzo e il lavoro di servizio per il bene comune di migliaia di cittadini”, ha affermato il monarca nel discorso che ha concluso l’atto, un discorso in cui ha sottolineato i comportamenti eccezionali da parte di medici, professionisti della salute, professionisti dei settori essenziali, che hanno combattuto contro il virus e fatto sì che il Paese andasse avanti.

La cerimonia si è tenuta in Plaza de la Armería del Palazzo Reale di Madrid, con la presenza delle autorità e di molti operatori sanitari e dei servizi di base in prima linea durante la fase peggiore della crisi.

“È stato difficile, molto difficile”, ha continuato Felipe VI, eppure la nostra società ha dato a questi mesi una lezione di immenso valore. “Passeranno gli anni e ricorderemo”, ma, ha aggiunto “abbiamo un debito morale e un dovere civile” nei confronti di tutti. “Mettiamo insieme, insieme, tutta la nostra volontà, la nostra capacità, la nostra conoscenza, i nostri sforzi e il nostro impegno per poter guardare al futuro con fiducia e speranza. E facciamolo con rispetto e comprensione”.

L’inizio di una nuova normalità, dopo molti giorni di confino, ha permesso il 16 luglio di rendere omaggio al defunto in una cerimonia di stato civile totalmente laica, presieduta dalla famiglia reale, che ha riunito le principali autorità spagnole ed europee e tutti gli attori Politici nazionali, ad eccezione dell’estrema destra di Vox e degli indipendentisti di sinistra catalani, baschi e galleghi, che hanno rifiutato di partecipare.

Alla cerimonia hanno preso parte la presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, quello del Consiglio europeo, Charles Michel, il direttore dell’Organizzazione mondiale del turismo, Zurab Pololikashvili, Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, e Josep Borrell, alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri.

Presente tutto il governo spagnolo, i presidenti delle 17 comunità autonome e i sindaci-presidenti delle due città autonome, il presidente della Federazione spagnola dei comuni e delle province (FEMP) in rappresentanza dei comuni, il sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida, come ospitante, le presidenti del Congresso e del Senato, Meritxell Batet e Pilar Llop, i portavoce dei gruppi parlamentari in entrambe le Camere e gli ex presidenti del governo.

Tutto in un atto di “unità nazionale”, in cui i politici sono stati in secondo piano per sottolineare il ruolo fondamentale della società civile. 

La commemorazione si è tenuta in un momento di grande preoccupazione per una seconda ondata in alcune regioni della Spagna, in particolare Catalogna e Aragona, dove le autorità locali riconoscono che la pandemia è nuovamente fuori controllo. I principali focolai rimangono Lleida e L’Hospitalet de Llobregat in Catalogna e Huesca in Aragona, ma preoccupano alcuni quartieri dei due capoluoghi, tanto che il governo dell’Aragona ha invitato i cittadini di Saragozza a non lasciare la città, mentre a Barcellona sono state riviste le misure di riapertura. 

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.