Il fatto più importante della settimana, Etiopia

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 7:00 in Egitto Etiopia Sudan

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Il 15 luglio, l’Etiopia ha iniziato il riempimento della grande diga africana. L’annuncio è arrivato appena un giorno dopo il fallimento dell’ultimo round di negoziati con l’Egitto e il Sudan, per cercare di raggiungere un accordo.

“La costruzione della diga e il riempimento vanno di pari passo”, ha dichiarato il ministro delle Risorse Idriche etiope, Seleshi Bekele, alla tv nazionale. “Non cè bisogno di aspettare fino al completamento della diga”, ha aggiunto. Il livello dell’acqua è già stato aumentato da 525 a 560 metri, ha specificato il ministro.

Appresa la notizia, lEgitto ha chiesto chiarimenti urgenti all’Etiopia. Il Nilo azzurro, sul quale sta procedendo la costruzione della diga, è uno dei maggiori affluenti del fiume Nilo, da cui Il Cairo ricava più del 90% del proprio fabbisogno idrico. A giugno, il governo egiziano aveva fatto appello alle Nazioni Unite affermando che il progetto idroelettrico rischiava di rappresentare una “minaccia esistenziale” per il Paese. Secondo lEgitto, la diga mette in pericolo la vita di 150 milioni di persone, egiziane e sudanesi.

Il Sudan, nel frattempo, ha sottolineato che il livello delle acque del Nilo azzurro è diminuito, in un giorno, di 90 milioni di metri cubi, subito dopo che l’Etiopia ha iniziato a riempire la diga sul suo lato del confine. Khartoum respinge qualsiasi azione unilaterale intrapresa da una delle tre parti e insiste sul portare avanti i negoziati, come dichiarato dal Ministero dell’Irrigazione in una nota. 

In tale contesto, Il Cairo è ansioso di assicurarsi un accordo giuridicamente vincolante per garantire flussi minimi e un meccanismo atto a risolvere le controversie prima che la diga inizi a funzionare. Il Sudan, invece, è meno preoccupato dai risvolti negativi del progetto idroelettrico, che ritiene che possa fornire accesso all’elettricità a buon mercato e possa ridurre le inondazioni. Tuttavia, il Paese teme le modalità di funzionamento della diga.

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito.

La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e ritiene che la GERD favorirà lo sviluppo di tutta la regione. Addis Abeba, in particolare, dichiara che oltre il 60% del Paese è costituito da terra asciutta, mentre l’Egitto, al contrario, è dotato di acque sotterranee e ha accesso all’acqua di mare, che potrebbe essere desalinizzata. Per l’Etiopia, dunque, la diga offre un’opportunità fondamentale per far uscire dalla povertà milioni di suoi cittadini.

Il quadro delle trattative, tuttavia, è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi. Il Nilo Azzurro ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana, e, dopo aver attraversato il Sud dell’Etiopia, piega verso il Suda, dove si unisce al Nilo Bianco formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. In più, in base alla normativa, tuttora vigente, Il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

“Penso che l’Etiopia abbia negoziato per un considerevole periodo di tempo in buona fede, al fine di raggiungere un accordo su questo problema. Gli egiziani, però, insistono sul trattato del 1959 come punto di partenza”, ha dichiarato al quotidiano Al Jazeera, Awol Allo, dellUniversità di Keele, nel Regno Unito. “Vi è un forte sostegno pubblico che spinge il governo etiope a finalizzare la diga. La maggior parte dei cittadini dellEtiopia rivendica il diritto sovrano di riempire e far funzionare la diga”, ha aggiunto.

L’ultimo round di negoziati tra Egitto, Sudan ed Etiopia si è concluso martedì 14 luglio senza un accordo. Il fallimento dellintesa ha fatto crollare le ultime speranze di una risoluzione pacifica della questione e della firma di un trattato sul funzionamento della diga prima che l’Etiopia iniziasse a riempirla.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

 

di Redazione

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