Mar Cinese Meridionale: nuove operazioni navali degli Stati Uniti

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 18:15 in Cina USA e Canada

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Per la seconda volta in due settimane, gli Stati Uniti hanno schierato le proprie portaerei nel Mar Cinese Meridionale, il 17 luglio. Tale mossa rischia di peggiorare ulteriormente le tensioni con la Cina. 

L’USS Nimitz e l’USS Ronald Reagan sono tornate nella regione contesa del Mar Cinese Meridionale, il 17 giugno, secondo una dichiarazione della Marina degli Stati Uniti. “Stanno operando nel Mar Cinese Meridionale, ovunque il diritto internazionale lo consenta, per rafforzare il nostro impegno per un Indo-Pacifico libero e aperto, un ordine internazionale basato su regole, e per i nostri alleati e partner nella regione”, ha dichiarato il contrammiraglio Jim Kirk, comandante del Nimitz. 

La Marina degli USA ha affermato che i propri vettori hanno effettuato una serie di esercitazioni nel Pacifico occidentale, in un’area che si estende per circa 1.500 km. Tali operazioni arrivano in un momento particolarmente teso. Le più recenti tensioni nel Mar cinese Meridionale sono nate lo scorso 4 luglio, quando gli USA avevano avviato un’altra esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le stesse portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan, insieme ad altre 4 navi da guerra. Il 5 luglio, la Marina dell’Esercito cinese ha lanciato un’esercitazione nelle acque che cingono le isole Paracelso dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan.

A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale, ricevendo, nella stessa giornata, l’appoggio del segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, il quale aveva definito le esercitazioni cinesi estremamente provocatorie e inaccettabili.  In tale contesto, lo scorso 4 luglio, gli USA avevano quindi avviato un’esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra per “sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico” e mostrare chiaramente l’impegno americano per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali.

Pechino ritiene che la propria sovranità nelle acque del Mar Cinese Meridionale derivi da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina. Nella carta, si delimitava con 9 tratti la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area, in particolare nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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