Libia: Il Cairo pronto a intervenire, il GNA risponde

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 9:03 in Egitto Libia

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Dopo che l’Egitto si è detto disposto ad agire per far fronte alle minacce regionali, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha accusato Il Cairo di ingerenza negli affari interni libici.

In particolare, il 16 luglio, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha affermato che il proprio Paese “non rimarrà fermo” di fronte alle perduranti minacce alla sicurezza interna e della regione Nord-africana. Pertanto, si è detto disposto ad armare le tribù libiche locali affinché possano istituire un “esercito nazionale” in grado di affrontare le forze tripoline. Le parole del capo di Stato egiziano sono giunte nel corso di un meeting, svoltosi al Cairo, con più di 50 anziani e dignitari di tribù libiche affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

L’obiettivo dell’incontro è stato delineare le future mosse dell’esercito egiziano a sostegno delle forze di Haftar. Al-Sisi ha poi ribadito che le “linee rosse” poste in Libia, in riferimento soprattutto a Sirte e al-Jufra, rappresentano, in realtà, un invito alla pace e alla stabilità nel Paese e che l’Egitto non consentirà all’esercito tripolino e al suo alleato turco di trasformare i territori libici in un hub terroristico. Pertanto, Il Cairo è disposta ad intervenire militarmente e direttamente in Libia, sebbene previa autorizzazione del Parlamento egiziano, così come richiesto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk e dai delegati delle tribù libiche giunti al Cairo il 16 luglio, i quali hanno esortato le forze egiziane ad intervenire per salvaguardare la “sovranità libica”.

Dal canto suo, il portavoce del Ministero degli Esteri di Tripoli, Mohammed Al-Qablawi, ha criticato le parole di al-Sisi, affermando che si tratta di una “palese ingerenza” negli affari interni libici. Inoltre, a detta del portavoce, tali dichiarazioni, riferite dal presidente egiziano anche in precedenza, non mirano alla pace, ma, al contrario, mostrano come sia l’Egitto ad alimentare ulteriormente il conflitto libico. Non da ultimo, al-Qablawi ha rivelato che il Ministero degli Esteri del GNA ha inviato una richiesta ufficiale al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tramite la Missione permanente libica alle Nazioni Unite, per organizzare un’audizione del comitato delle sanzioni, alla presenza dei Paesi accusati di violare l’embargo sulle armi in Libia e di aver facilitato l’offensiva contro Tripoli.

Già il 13 luglio, il Parlamento di Tobruk aveva autorizzato l’Egitto ad entrare in Libia nel caso in cui vi fosse stata una minaccia imminente per la sicurezza sia libica sia egiziana. Parallelamente, nelle ultime settimane, anche l’Egitto ha iniziato a prepararsi militarmente ad una eventuale battaglia sul suolo libico, vista l’esercitazione del 9 luglio, svolta nella regione occidentale al confine con la Libia. Inoltre, il 15 luglio, l’esercito del GNA ha rivelato di aver individuato un carico di rifornimenti militari provenienti dall’Egitto e diretti verso la città di Tobruk, roccaforte di Haftar.

Tuttavia, Il Cairo, il 6 giugno, aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti, esortando altresì le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi sia arabi sia europei avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato la cosiddetta “Iniziativa Cairo”. Ciò ha portato il presidente egiziano al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto. Per il GNA, tali affermazioni erano da considerarsi una “dichiarazione di guerra”.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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