Iran: dall’emergenza coronavirus alle proteste anti-regime

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 11:23 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre l’Iran si trova tuttora a far fronte all’emergenza coronavirus e ad un sistema sanitario sempre più fragile, centinaia di manifestanti sono scesi per le strade del Paese, costringendo le forze dell’ordine a intervenire.

Le proteste hanno avuto luogo nella serata del 16 luglio, e, come riferito da al-Arabiya, hanno portato le autorità iraniane a dispiegarsi soprattutto nelle città di Teheran, Shiraz ed Esfahan, in previsione di una maggiore mobilitazione anche per il 17 luglio. La richiesta principale della popolazione iraniana è la caduta del regime, visto il deterioramento delle condizioni di vita e di un sistema economico e sanitario sempre più precario. “Non abbiamo paura, siamo tutti uniti” è stato uno degli slogan inneggiati, mentre un manifestante ha riferito che, data la situazione economica sempre più complessa, non è più possibile sopravvivere.

Nella provincia Sud-occidentale di Khuzestan e, nello specifico, nella città di Behbahan, le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti, molti dei quali arrestati, mentre le autorità iraniane hanno altresì interrotto la linea Internet dal mattino, come segnalato dalla compagnia di monitoraggio NetBlock. Per il 17 luglio, poi, è previsto un meeting virtuale internazionale, intitolato “Free Iran Global Summit”, che vedrà la partecipazione di 102 Paesi e altre entità che si oppongono al regime iraniano. L’obiettivo, secondo quanto riporta al-Arabiya, è discutere delle “politiche di aggressione” perpetrate da Teheran e delle modalità volte a contenerle in modo pacifico, senza interventi militari.

Parallelamente, l’Iran continua a rappresentare il Paese mediorientale più colpito dalla pandemia di coronavirus, con 267.061 contagi e 13.608 decessi. Come evidenziato dal quotidiano al-Arab il 17 luglio, sulla base delle dichiarazioni di un funzionario iraniano membro del comitato istituito per far fronte alla pandemia, gli ospedali del Paese si trovano ad affrontare una grave carenza di personale medico, oltre che di posti letto in terapia intensiva e negli altri reparti ospedalieri. Ciò avviene in un momento in cui l’Iran è alle prese con una seconda ondata di Covid-19, scoppiata agli inizi del mese di giugno, che sembra essere più pericolosa della prima. Il portavoce del Ministero della Sanità, Sima Sadat Lari, ha riferito, il 15 luglio, che 5.000 medici e infermieri sono stati infettati dal virus e 140 sono deceduti.

Di fronte a tale scenario, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, l’11 luglio, ha invitato la popolazione a rispettare le norme anti-Covid vigenti. Tuttavia, il capo di Stato si è detto altresì timoroso di una nuova ondata di proteste, a causa del perdurante aggravarsi della situazione economica, causato perlopiù dalle misure di lockdown. Queste ultime hanno messo a dura prova un sistema economico indebolito altresì dalle sanzioni imposte da Washington sin dal ritiro statunitense dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018 e dalla conseguente re-imposizione di sanzioni.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto una contrazione economica del 6% per l’Iran nel 2020, la quale segue quella del 7,6% registrata nel 2019. Il deficit di bilancio potrebbe raggiungere i 10 miliardi di dollari entro marzo 2021, secondo quanto riferito dal capo dalla Camera di commercio, delle industrie, delle miniere e dell’agricoltura di Teheran, Masoud Khansari, il quale ha altresì previsto un aumento dell’inflazione e una diminuzione del potere d’acquisto. Non da ultimo, i prezzi dei beni di prima necessità, come pane, carne e riso aumentano ogni giorno. La carne è divenuta troppo cara per molti, con un costo pari a circa 10 dollari al chilo. I media iraniani riportano ogni giorno casi di licenziamento e scioperi da parte di lavoratori che non sono stati pagati per mesi, anche nelle fabbriche di proprietà del governo.

Tuttavia, le autorità iraniane mirano altresì ad impedire una nuova ondata di proteste, come quella verificatasi dal 15 al 18 novembre 2019, a seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. Secondo quanto rivelato da Amnesty International, in tale occasione il bilancio delle vittime ammontava ad almeno 304 morti, mentre per il Ministero dell’Interno dell’Iran il numero di morti è stato pari a 225, membri delle forze di sicurezza inclusi.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.