Gli USA criticano Irini: la missione europea in Libia non è “seria”

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 14:20 in Europa Libia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno accusato la missione dell’Unione Europea nel Mediterraneo, nota con il nome di Irini e volta a contrastare il traffico di armi da e per la Libia, di non essere “seria”. Queste le parole del vicesegretario americano per gli affari del Vicino Oriente, David Schenker, il quale ha criticato l’operazione europea per non essere riuscita a porre fine alle violazioni dell’embargo sulle armi, imposto dall’ONU, da parte di Paesi come la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto. Inoltre, Schenker ha tacciato l’UE di mancanza di imparzialità e l’ha accusata di aver criticato apertamente solo il coinvolgimento della Turchia nel conflitto. “Le uniche interdizioni che sta facendo l’UE sono quelle sul materiale militare turco inviato in Libia. Nessuno sta facendo interdizioni sugli aerei russi, nessuno sta facendo interdizioni sugli aerei degli Emirati, nessuno sta facendo interdizioni sugli egiziani”, ha detto Schenker, giovedì 16 luglio, durante un intervento nella videoconferenza organizzata dal think-tank statunitense German Marshall Fund. “Se fossero seri, credo, potrebbero almeno chiamare fuori tutte le parti coinvolte nel conflitto quando violano l’embargo sulle armi”, ha aggiunto.

L’operazione Irini è entrata in azione il primo aprile 2020, dopo che il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo lancio, il 31 marzo. L’Unione ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. A differenza di quest’ultima, concentrata sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni all’embargo sulle armi in Libia, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011.

La missione, guidata dal comandante italiano Fabio Agostini, si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, fino al 31 marzo 2021.  

L’istituzione dell’operazione Irini ha creato non poco dibattito ed è stata fin da subito respinta dal premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il quale ritiene che la missione non sia abbastanza efficace e trascuri il controllo dei confini terrestri, attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar. 

Anche gli analisti affermano che il fatto che Irini si occupi principalmente delle violazioni navali dell’embargo solleva interrogativi sulla sua efficacia. “Ci sono due punti di ingresso in Libia, il confine marittimo occidentale, che la Turchia sta usando per spedire armi al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, e il confine orientale, che l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti usano per sostenere Haftar”, ha dichiarato al quotidiano Al Jazeera, Anas el- Gomati, fondatore e direttore dell’Istituto Sadeq. “Non c’è dubbio che l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti la scamperanno. I turchi non hanno altra scelta se non quella di spedire le loro armi via mare e questo è l’unico terreno che ora viene sorvegliato dall’UE”, ha aggiunto.

Washington ha iniziato, di recente, ad essere sempre più preoccupata per il coinvolgimento dei mercenari russi e di altre potenze straniere in Libia e ha chiesto unimmediata de-escalation delle tensioni. Un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato a maggio, ha reso noto che nel Paese nordafricano sarebbero presenti circa 1.200 mercenari del gruppo russo Wagner, impiegati a sostegno delle forze di Haftar. Il 15 luglio, questultimo ha incontrato, in una visita segreta di alto livello, una delegazione statunitense di rappresentanti politici e militari. Fonti affiliate ad Haftar hanno definito il meeting l’ultima chance per giungere ad un accordo di cessate il fuoco, mentre sono trapelate altresì informazioni non ufficiali riguardanti un inedito piano statunitense. Nello specifico, Washington avrebbe proposto la liberazione della zona di al-Hilal, una regione petrolifera di importanza vitale per la Libia, da parte di qualsiasi forza militare, sotto la supervisione delle Nazioni Unite. L’incontro è giunto in un momento di particolare tensione in Libia, in cui sia l’Esercito Nazionale Libico di Haftar sia le forze del GNA di Tripoli, coadiuvato da Ankara, sembrano prepararsi ad un’imminente battaglia presso la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli, e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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