Dialogo Kosovo-Serbia: tra i temi affrontati le persone scomparse e l’economia

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 10:02 in Kosovo Serbia

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I colloqui tra Serbia e Kosovo sono ripresi, il 16 luglio, dopo uno stallo di circa 20 mesi. A partecipare all’incontro svoltosi a Bruxelles sotto l’egida dell’Alto rappresentante degli Affari Esteri europeo, Josep Borrell, sono stati il presidente serbo, Aleksandar Vucic, il primo ministro kosovaro, Avdullah Hoti, e il rappresentante speciale del Dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajcak. 

A detta di Vucic, durante la riunione non è stata offerta una soluzione notevole, ma i colloqui continueranno. “La Serbia è pronta a soddisfare ogni richiesta della parte albanese, e ovunque si pensi che ci sia una tomba, siamo pronti a mostrare se lì c’è qualcosa oppure no, ma abbiamo chiesto lo stesso per noi”, ha riferito il presidente di Belgrado.

Pertanto, la Serbia si è rivelata pronta a collaborare per trovare più di 1.600 persone scomparse, un problema che non è mai stato risolto in seguito alla guerra in Kosovo del 1998-1999. Tuttavia, allo stesso tempo, Vucic ha rimarcato che anche la controparte “deve aprire gli archivi dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) in modo da poter vedere dove sono stati uccisi serbi e altri cittadini non albanesi”.

Al termine dell’incontro, Hoti ha affermato che l’unica soluzione per la normalizzazione delle relazioni è un riconoscimento reciproco della Serbia e del Kosovo, aggiungendo inoltre che la riunione si è concentrata sul tema delle persone scomparse e della cooperazione economica

“Sono convinto che abbiamo l’opportunità di fare progressi perché abbiamo il sostegno dei principali paesi dell’UE e del mediatore, Lajcak”, ha sostenuto il premier kosovaro, il quale ha altresì specificato che la cosa più importante è la volontà politica di porre fine a questo processo.

Prima del vertice, Borrell ha sottolineato l’obiettivo di rilanciare sforzi seri e intensi per normalizzare le relazioni tra le due parti e, in tal senso, l’UE sta lavorando per raggiungere un accordo globale e orientato a ottenere i risultati auspicati. “L’insolvibilità del problema sta disturbando lo sviluppo di entrambe le parti. Siamo consapevoli che non è un processo facile. Non è mai stato facile”, ha notato il commissario europeo.

Il dialogo bilaterale tra Pristina e Belgrado si è bruscamente interrotto dal 21 novembre del 2018, quando il Kosovo ha introdotto dazi del 100% sui beni in arrivo dalla Serbia, in risposta all’ostruzione di Belgrado durante la votazione sull’ingresso di Pristina nell’Interpol, avvenuta il giorno precedente. L’UE ha da allora cercato di mediare tra le parti e di instaurare un dialogo volto alla normalizzazione dei loro rapporti. Durante i tre mesi di mandato dell’ex-premier kosovaro, Albin Kurti, dal 3 febbraio al 3 giugno 2020, tali dazi erano stati rimossi, ma erano state imposte altre restrizioni sul commercio, le quali avevano provocato la severa reazione dell’UE e degli Stati Uniti. 

In sostituzione a Kurti, il nuovo primo ministro di Pristina in carica dallo scorso 3 giugno è Avdullah Hoti, il quale, già il 6 giugno ha annunciato la rimozione delle barriere commerciali sui beni prodotti in Serbia, ponendo così una base per la ripresa del dialogo con Belgrado. 

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999, il quale, a sua volta, aveva fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave. L’azione della NATO aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, che videro l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

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Mariela Langone

di Redazione

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