Al via il summit europeo sul pacchetto di stimoli da 750 miliardi

Pubblicato il 17 luglio 2020 alle 16:44 in Europa

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I leader dell’Unione Europea stanno tenendo il loro primo vertice in presenza, il 17 luglio, dopo circa cinque mesi, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia. Durante la riunione di Bruxelles, la vera sfida sarà quella di colmare le varie divisioni nazionali riguardanti il piano di salvataggio economico post-coronavirus.

“Le differenze sono ancora molto, molto profonde, dunque non posso prevedere se raggiungeremo un risultato questa volta”, ha rivelato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, al suo arrivo al summit europeo. “Mi aspetto negoziati molto difficili”, ha aggiunto. 

I 27 leader dell’UE devono far fronte a quella che è stata definita la peggiore recessione economica della storia europea e, a tal fine, gli Stati membri si stanno riunendo per approvare un pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro.

Al riguardo, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha dichiarato che la posta in gioco non potrebbe essere più alta, e ha esortato i leader a raggiungere un accordo quanto prima. “Qualsiasi rinvio potrebbe innescare nuove tempeste e mettere a repentaglio la scena europea. Sappiamo che le previsioni sono molto negative”, ha affermato Sassoli. “Se l’Europa non decide, forse un fronte di tempesta finanziaria potrebbe colpire le finanze pubbliche e, quindi, è molto importante che ci sia una decisione, un accordo”, ha ribadito il presidente dell’Europarlamento.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha guidato i primi negoziati, utilizzando i tempi pre-summit per incontrare il primo ministro olandese, Mark Rutte, considerato uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento di un’intesa. “Non sono ottimista, ma non si sa mai. Nessuno vuole un altro incontro”, ha affermato Rutte, mentre Macron ha evidenziato l’importanza della sfida. “Le prossime ore saranno assolutamente decisive. È in gioco il nostro progetto di Europa”, ha indicato il leader di Parigi.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha presentato il piano di bilancio 2020-2027 dell’UE per la ripresa economica il 10 luglio. Nello specifico, Michel ha proposto un piano volto ad offrire concessioni a tutti gli Stati membri, nella speranza di raggiungere un compromesso per colmare le divergenze tra i vari interessi nazionali. 

Tale bilancio include 1.074 trilioni di euro, rispetto ai 1.094 trilioni proposti dalla Commissione Europea, nel tentativo di andare incontro alle richieste dei Paesi del Nord Europa, e prevede un fondo di recupero di 750 miliardi per le economie più colpite dalla pandemia, di cui due terzi concessi in sovvenzioni, e il restante terzo in prestiti, per non lasciare indietro i Paesi del Sud.

I funzionari europei, tuttavia, ritengono che i Paesi Bassi continueranno a insistere affinché gli Stati membri mantengano il diritto di veto su qualsiasi prestito congiunto dell’UE. Tale proposta è da contestualizzare in un quadro di richieste più ampio, avanzato dai cosiddetti “Paesi frugali”, ovvero Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, i quali vogliono che i prestiti o le sovvenzioni siano soggetti a condizioni rigorose per garantire che Paesi fortemente indebitati, come la Spagna e l’Italia, attuino riforme sotto il controllo del Consiglio Europeo.

Dal canto opposto, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha dichiarato che non accetterà le rigorose condizioni dell’UE sull’utilizzo dei fondi di salvataggio per il coronavirus, in un’intervista rilasciata al Financial Times il 5 luglio.

Durante una conferenza stampa con la Merkel, tenutasi il 13 luglio, anche il premier italiano, Giuseppe Conte, ha sottolineato che il pacchetto di stimolo economico europeo non dovrebbe comportare troppa “condizionalità”. In particolare, Conte ha evidenziato che l’Italia considera positivo il monitoraggio delle istituzioni dell’UE sulle riforme economiche ma, allo stesso tempo, ha osservato che imporre condizioni eccessivamente severe potrebbe risultare controproducente. 

In tale clima, i negoziati saranno ancora più critici e complicati poiché, in primo luogo, è coinvolta una somma senza precedenti e, in secondo, i vari capi di Stato dovranno altresì accordarsi sul fondo per la ripresa, su cui ogni Paese sta cercando di bilanciare, da un lato, le concessioni, e dall’altro, i benefici.

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Mariela Langone

di Redazione

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