Yemen: sale il bilancio delle vittime civili

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 15:47 in Medio Oriente Yemen

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Almeno 24 civili, tra cui anche donne e bambini, sono morti a seguito di un attacco aereo condotto dalle forze della coalizione a guida saudita contro il governatorato settentrionale di al-Jawf. Parallelamente, anche i ribelli Houthi sono accusati di aver causato vittime civili negli ultimi mesi e anni.

In particolare, uno degli ultimo attacchi della coalizione, impegnata nel conflitto a fianco delle forze governative, è stato condotto il 15 luglio contro il distretto di Hamz, nel governatorato di al-Jawf, dove i missili hanno colpito quartieri residenziali, causando vittime civili e danni materiali, tra cui la distruzione di tre abitazioni. Secondo quanto riportato da fonti locali, altresì mediche, il bombardamento è avvenuto mentre alcuni abitanti stavano partecipando ad un matrimonio. In un bilancio iniziale, un portavoce del Ministero della Salute dei ribelli Houthi aveva riferito che i civili morti ammontavano a 9, tra cui 2 donne e 2 bambini, ma tali cifre sono salite nelle ore successive. Dal canto suo, il portavoce della coalizione saudita-emiratina, il colonnello Turki al-Maliki, ha dichiarato che saranno condotte indagini, indipendenti e imparziali, volte a comprendere le dinamiche dell’accaduto.

L’attentato contro al-Jawf è stato perpetrato nello stesso giorno in cui le forze congiunte, composte dall’esercito yemenita e dalla coalizione a guida saudita, hanno conquistato nuove postazioni nel Sud-Est dello Yemen e, nello specifico, nel Nord-Ovest del governatorato di al-Dhali’, al confine meridionale della provincia di Ibb, causando altresì la morte di circa 298 militanti Houthi.

Dopo una breve e vacillante tregua concomitante alla diffusione della pandemia di coronavirus e agli inviti rivolti a livello internazionale, le forze yemenite, coadiuvate dalla coalizione saudita-emiratina, e i ribelli Houthi sono ritornati a confrontarsi nei diversi fronti di combattimento, situati perlopiù presso i governatorati di Ma’rib, Jawf e Sana’a, testimoni di un’escalation che ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020.

In tale quadro, secondo quanto riportato da al-Arabiya il 16 luglio, una statistica ufficiale pubblicata sul sito web del governatorato di Ma’rib, elaborata in collaborazione con l’ufficio locale per i diritti umani, ha rivelato che, dall’inizio del mese di aprile 2015 al 14 luglio 2020, 251 civili, tra cui 25 bambini e 12 donne, sono stati uccisi, mentre 438 civili sono rimasti feriti, tra cui 47 bambini, 8 donne e anziani. Le vittime sono state causate perlopiù dai 244 missili, sia Katyusha sia balistici, lanciati dai ribelli contro i quartieri residenziali del governatorato. La coalizione, dal canto suo, ha risposto lanciando più di 100 missili balistici dal 2015, i quali hanno causato la morte di 174 civili, tra cui 3 bambini e 2 donne, e il ferimento di 231 civili, tra cui 16 bambini, una donna e 2 anziani.

Di fronte alle perduranti tensioni, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha sottolineato che il perpetuarsi degli attacchi è “inaccettabile” e che le prospettive di pace in Yemen sono sempre più a rischio, vista la rinnovata escalation soprattutto ad al-Jawf e Ma’rib. A pagarne le spese, ha evidenziato Griffiths, sono soprattutto i civili. Per tale motivo, sia i ribelli Houthi sia il governo yemenita sono stati esortati a favorire la ripresa dei colloqui di pace, considerati l’unica via perseguibile per porre fine alla guerra e alle violenze in Yemen.

La città di Ma’rib ospita circa 90 accampamenti per sfollati, occupati da centinaia di migliaia di residenti e rifugiati, fuggiti dai diversi governatorati yemeniti sin dallo scoppio del conflitto. La data di inizio della guerra yemenita è da far risalire al 19 marzo 2015, quando i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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