Un altro incidente sospetto per l’Iran: incendiate 7 navi

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 8:45 in Iran Medio Oriente

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Almeno sette imbarcazioni sono state danneggiate a causa di un vasto incendio divampato, il 15 luglio, presso il porto di Busheir, nel Sud dell’Iran. L’episodio si aggiunge alla serie di incidenti sospetti verificatisi nelle ultime settimane.

Secondo quanto riferito da fonti iraniane, al momento non è stata registrata alcuna vittima. Come si vede anche nei video e nelle immagini riportate, nubi di fumo nero hanno ricoperto i cieli di Busherir a seguito dell’incendio. Il direttore dell’ufficio di gestione delle crisi della provincia, Jahangir Dehgan, ha dichiarato che l’incendio è scoppiato, in realtà, in una fabbrica galleggiante situata nel distretto di Tengk, uno dei quartieri meridionali della regione, e da lì si è esteso altrove. Tuttavia, non sono chiari i motivi alla base dell’incidente. La situazione nel porto è ritornata sotto controllo dopo circa cinque ore, ma è stato necessario l’intervento di un maggior numero di vigili del fuoco rispetto a quelli inizialmente intervenuti per domare le fiamme, provenienti altresì dalla marina, dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e dagli impianti nucleari del Paese.

É da settimane che l’Iran sta assistendo a misteriose esplosioni e incendi in siti vitali, perlopiù di carattere nucleare e militare. Funzionari iraniani hanno affermato che alcuni episodi potrebbero essere stati atti di sabotaggio, ma hanno influito anche altri fattori, tra cui le condizioni metereologiche e il malfunzionamento di dispositivi e attrezzature. Tra gli episodi più recenti, il 14 luglio, una fabbrica di alluminio nella città industriale di Lamard, nella provincia di Fars, ha preso fuoco, mentre il 12 luglio è scoppiato un incendio nello stabilimento petrolchimico della provincia di Khuzestan.

Ancora prima, il 7 luglio, un’esplosione avvenuta in una fabbrica nel Sud di Teheran ha provocato almeno 2 morti e circa 3 feriti, mentre il 2 luglio, è stata la centrale nucleare di Natanz ad essere testimone di un’esplosione. Il sito colpito è destinato alle attività di arricchimento dell’uranio e l’incendio ha interessato perlopiù un capannone che ospitava strumenti di precisione e un’unità destinata alla costruzione di centrifughe di nuova generazione. In tal caso, i sospetti sono ricaduti su Israele, che, a detta di un funzionario dell’intelligence in Medio Oriente, avrebbe impiegato una “potente bomba”. Alcuni analisti ipotizzano che tra i nemici di Teheran non vi siano soltanto USA e Israele, ma anche gruppi nazionali interni che cercano di alimentare il caos nel Paese per favorire la caduta del regime. Tuttavia, si tratta di episodi che creano uno status di instabilità e insicurezza generale.

Inoltre, al di là delle cause e delle responsabilità, tali incidenti, soprattutto nel caso di Natanz, potrebbero recare ulteriori danni all’economia iraniana, già colpita dalle sanzioni di Washington e dalla perdurante emergenza coronavirus. Teheran viene poi costantemente monitorata da altri Paesi e organizzazioni internazionali, scettici sul continuo sviluppo del programma nucleare iraniano. In tale quadro, il 3 marzo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), affiliata alle Nazioni Unite, ha riferito, attraverso un rapporto, che la scorta iraniana di uranio arricchito ha superato di cinque volte il limite massimo fissato dall’accordo sul nucleare del 2015. Nello specifico, a partire dal 19 febbraio 2020, la scorta ha raggiunto i 1.510 chilogrammi circa, una cifra superiore rispetto al tetto di 300 chili, stabilito dal cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), altresì noto come accordo sul nucleare iraniano, siglato il 14 luglio 2015.

In tale quadro, oltre agli incendi presso strutture militari e industriali, negli ultimi tre mesi più di 1.100 incendi boschivi hanno bruciato oltre 150 miglia quadrate di boschi. Il Parlamento ha invitato i ministri dell’ambiente e dell’intelligence a condurre indagini sugli incendi boschivi, in quanto si pensa che, almeno per un quinto dei casi, si tratti di incendi dolosi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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