Migranti, coronavirus: altri 14 positivi a Pozzallo

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 18:00 in Immigrazione Italia

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Altri 14 migranti, appartenenti al gruppo dei 60 approdati a Pozzallo, in Sicilia, il 13 luglio, sono risultati positivi al coronavirus. Questi si vanno ad aggiungere agli 11 su cui era già stato confermato il contagio in seguito al primo round di tamponi, effettuato il 14 luglio. Secondo quanto dichiarato dalla agenzia di stampa Ansa, l’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Ragusaha individuato i nuovi contagiati attraverso un preciso protocollo, che prevede più di una serie di tamponi. Il gruppo di migranti, tutti di origine pakistana, è stato sottoposto al secondo test il 16 luglio, a due giorni dal primo, e tutti i positivi verranno trasferiti fuori dalla Sicilia, dopo essere stati isolati in una struttura individuata dalla Prefettura di Ragusa. Gli 11 migranti risultati positivi fin dall’inizio sono già stati portati fuori dal territorio siciliano mediante speciali ambulanze attrezzate per il biocontenimento.

Nel frattempo, i 13 migranti positivi al Covid-19 in Calabria, sottoposti ai dovuti test il 12 luglio e isolati in una struttura della città di Amantea, sono stati trasferiti, nel pomeriggio di mercoledì 15 luglio, nell’ospedale militare Celio di Roma. I 13 facevano parte di un gruppo di 70 bengalesi sbarcati a Roccella Jonica l’11 luglio e suddivisi in varie località calabresi. Ventiquattro, tra i quali i 13 positivi, erano stati portati ad Amantea provocando la protesta di alcuni abitanti che avevano bloccato la statale 18 e invocato il trasferimento immediato dei migranti in un centro più idoneo. “Per mesi abbiamo combattuto il Coronavirus, al costo di grandissimi sacrifici esistenziali, sociali ed economici. Ma ora, a causa di questa incomprensibile indifferenza nei confronti della minaccia rappresentata dagli sbarchi incontrollati, tutti gli sforzi compiuti dai calabresi e dagli italiani rischiano di essere vanificati. Non possiamo consentirlo. Lo Stato, il Governo, devono essere presenti e affrontare una situazione che, da qui in avanti, potrebbe diventare ancora più esplosiva”, ha dichiarato il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, sottolineando che l’unica soluzione è “la requisizione di unità navali a bordo delle quali potranno essere svolti i controlli sanitari sugli immigrati e, in caso di positività, la quarantena obbligatoria”.

Mercoledì 15 luglio, viste le tensioni nel Sud del Paese, il Ministero dell’Interno italiano ha assicurato che il governo continua a rivolgere la massima attenzione alla tutela della sicurezza sanitaria dei cittadini, soprattutto in quelle regioni, come la Sicilia e la Calabria, che in questo momento sono più esposte agli sbarchi autonomi dei migranti. “Abbiamo rafforzato i dispositivi di sorveglianza per quel che riguarda anche le strutture di accoglienza locali, prevedendo, ove necessario, il trasferimento dei migranti sottoposti a quarantena in ospedali militari in collaborazione con il ministero della Difesa”, ha aggiunto il Viminale.

La dichiarazione del Ministero è giunta poco dopo la riunione, a Palazzo Chigi, sul dossier Libia e immigrazione. All’incontro hanno partecipato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e quello degli Esteri, Luigi Di Maio. I presenti, secondo quanto emerso dall’Ansa, hanno fatto il punto sulla presenza militare italiana nel Paese nordafricano, collegandosi alla questione del decreto missioni, e hanno affrontato aspetti come lo sminamento e la presenza navale.

Il 7 luglio, il Senato italiano ha approvato il cosiddetto decreto missioni, che prevede il rinnovo della presenza dei militari italiani all’estero e, nel caso della Libia, concerne la proroga, per quest’anno, della partecipazione del contingente della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia Costiera della Marina libica. In tale occasione, il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, si è reso autore di un ordine del giorno volto a impegnare il governo nella rapida modifica del Memorandum d’Intesa con la Libia, attualmente in fase di rinegoziazione. L’accordo, firmato il 2 febbraio 2017, si occupa di temi quali la cooperazione allo sviluppo, il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando, e ha l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere.  I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj. Il documento era stato raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini, ha una durata triennale e si rinnova automaticamente 3 mesi prima della scadenza, in assenza di indicazioni diverse.

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Chiara Gentili

di Redazione

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