Lo Yemen e la questione meridionale: Doha, un ostacolo all’accordo di Riad

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 12:16 in Qatar Yemen

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Riad non è stata in grado di porre fine definitivamente alle tensioni tra il governo yemenita e le forze separatiste del Sud, rappresentate dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). In tale quadro, anche il movimento politico yemenita filo-qatariota, noto come “Corrente di Doha”, svolge un ruolo sempre più rilevante.

Le tensioni nei territori meridionali yemeniti si sono acuite il 26 aprile scorso, quando il Consiglio di Transizione Meridionale, appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), ha annunciato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. A seguito di settimane di scontri, nelle ultime settimane, nella capitale saudita Riad, rappresentanti del governo yemenita hanno avviato un ciclo di consultazioni con delegati del STC, con il fine di preservare il cosiddetto “accordo di Riad”, raggiunto il 5 novembre 2019.

I colloqui sono giunti a circa due settimane di distanza dal cessate il fuoco proclamato nei territori yemeniti meridionali, e, nello specifico, nel governatorato di Abyan, il 22 giugno, dove attualmente sono presenti rappresentanti sauditi volti a monitorare il rispetto della tregua. Tuttavia, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 16 luglio, si tratta di un equilibrio politico, militare ed economico sempre più vacillante e le consultazioni sembrano essere giunte ad un vicolo cieco. Tra i maggiori punti di disaccordo, vi è il pagamento degli stipendi dei dipendenti dell’apparato di sicurezza delle forze separatiste, che dovrebbe giungere dalla Banca centrale yemenita.

In tale quadro, come riportato da un altro quotidiano, al-Arab, un ulteriore ostacolo al raggiungimento di un’intesa e all’attuazione dell’accordo è rappresentato dal movimento politico yemenita filo-qatariota, noto come “Corrente di Doha”, affiliato alla Fratellanza Musulmana. Tra i suoi obiettivi, vi è favorire la creazione un asse turco-qatariota in grado di opporsi alla coalizione a guida saudita, impegnata nella lotta ai ribelli sciiti Houthi a fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi.

Pertanto, gli “uomini di Doha” mirano a sabotare l’accordo di Riad del 5 novembre, almeno secondo i termini stabiliti dall’alleanza saudita. Nel fare ciò, sono state rivolte diverse critiche contro la coalizione saudita, mentre, secondo quanto riportato il 16 luglio, fonti locali hanno riferito di nuovi scontri ad Abyan tra le forze del Consiglio di Transizione Meridionale e le forze governative appoggiate dalle milizie dei Fratelli Musulmani, le quali hanno inviato ulteriori rinforzi dai governatorati di Shabwa e Ma’rib. Non da ultimo, un ex ministro dei Trasporti, Saleh al-Jabwani, esponente della Corrente di Doha, avrebbe pagato centinaia di combattenti, precedentemente addestrati negli accampamenti finanziati dal Qatar, situati nel governatorato di Shabwa.

L’accordo di Riad prevede la formazione di un nuovo esecutivo, composto da 24 ministri, che veda un’equa rappresentanza dei partiti meridionali. Tuttavia, alcuni analisti hanno sottolineato come tale risultato sia sempre più ostacolato dal crescente ruolo di Doha e del suo alleato turco nel dossier yemenita e dal ruolo negativo svolto dal partito riformista e dalla Corrente di Doha. Non da ultimo, il partito riformista, al-Islah, composto da membri della Fratellanza Musulmana, avrebbe altresì in mente di sostituire il presidente Hadi con un deputato scelto previo consenso di tutte le parti. In questo modo, il fronte di opposizione all’accordo di Riad acquisirebbe maggiore forza.

Circa il conflitto yemenita, scoppiato il 19 marzo 2015, Doha, Ankara e la Fratellanza Musulmana si porrebbero a fianco dell’Iran e dei ribelli sciiti Houthi. Il Qatar era inizialmente membro della coalizione internazionale a guida saudita, ma, a seguito dell’embargo imposto contro Doha, il 5 giugno 2017, il Paese si è gradualmente allontanato dall’alleanza. Secondo degli accordi non ufficiali rivelati dal quotidiano al-Arab, una volta terminato il conflitto, i ribelli sciiti Houthi acquisirebbero il controllo del Nord, mentre la Fratellanza Musulmana, appoggiata da Qatar e Turchia, potrebbe attuare i propri piani espansionistici verso Sud. Tuttavia, tale mobilitazione rischia di minare ulteriormente la stabilità yemenita e gli sforzi profusi sino ad ora.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione