Le reazioni cinesi al bando di Huawei dal Regno Unito

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 16:44 in Cina UK

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La Cina sta valutando la limitazione di Huawei dalla partecipazione alla costruzione della rete 5G inglese e si è detta pronta ad adottare le misure necessarie a salvaguardare i diritti delle aziende cinesi. Questo è quanto ha affermato il portavoce del Ministero del Commercio cinese, Gao Feng, durante una conferenza stampa del 16 luglio.

Gao ha affermato che l’atteggiamento discriminatorio di Londra è andato contro il principio di libero scambio, da sempre sostenuto dallo stesso Regno Unito, ha violato le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e ha indebolito la fiducia degli investimenti cinesi nel Paese europeo. Per la Cina la mossa del governo del primo ministro inglese, Boris Johnson, potrebbe avere una grave influenza sulla cooperazione economica e commerciale tra i due Paesi, danneggiando sia la credibilità, sia lo status del Regno Unito nel mondo del commercio internazionale, più in generale. Alla luce di queste considerazioni Pechino ha chiesto a Londra di correggere le proprie “erronee decisioni “, così da poter portare avanti lo slancio positivo in corso negli scambi economici e commerciali sino-inglesi.

Nella stessa giornata, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha aggiunto che il Regno Unito ha perso la propria grande autonomia e indipendenza rispetto alla questione di Huawei, danneggiando i propri stessi interessi e cedendo all’influenza americana. Hua ha fatto notare che nei 170 Paesi in cui opera il gigante tecnologico cinese nessuno ha potuto dimostrare che l’azienda rappresenti una minaccia reale alla propria sicurezza e ha aggiunto che, agli occhi degli USA, il suo unico difetto è quello di essere cinese.

Lo scorso 6 luglio, l ’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Liu Xiaoming,  aveva già avvisato Londra che se l’azienda cinese fosse stata messa al bando, altre compagnie della RPC potrebbero in futuro riconsiderare i loro investimenti nel Regno Unito.  Ciò potrebbe avere un grave impatto economico su Londra, basti pensare che, solamente nei primi otto mesi del 2019, le aziende cinesi avevano investito nel Regno Unito 8,3 miliardi di dollari.

Lo scorso 14 luglio, il governo di Johnson ha comunque deciso di bandire Huawei dalle proprie reti 5G, ordinando alle società di telecomunicazioni di rimuovere le proprie apparecchiature entro il 2027, dopo che il NCSC (National Cyber Security Centre) ha informato l’esecutivo di non poter più garantire la stabilita degli apparecchi Huawei.

In tale decisione, avrebbero avuto un ruolo fondamentale le sanzioni imposte da Washington contro Huawei, che le hanno impedito di utilizzare tecnologie basate su proprietà intellettuale americana, causando un grande impatto sull’azienda stessa e sulla qualità dei prodotti utilizzati al posto di quelli statunitensi.

L’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, vicino a Johnson, aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale americana inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare della RPC, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa era stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale ha ritenuto tale mossa basata su insinuazioni e presupposti erronei.

Nonostante Johnson si sia definito spesso come un “sinofilo”, le sue decisioni su Huawei potrebbero essere influenzate dalle pressioni esercitate dagli USA e da una parte del suo stesso parlamento e partito, i Tory, che hanno minacciato l’“insurrezione parlamentare” se il governo inglese non dovesse adottare un approccio più duro nei confronti dell’aziende cinese.

Lo scorso 28 gennaio, il premier inglese aveva deciso di concedere a Huawei un ruolo limitato al 35% nella rete 5G del Regno Unito, sottolineando l’importanza sia della collaborazione tra “Paesi simili”, sia della diversificazione del mercato tecnologico, per interrompere il dominio che detengono su di esso un numero limitato di aziende. In particolare, Johnson aveva concesso a Huawei la fornitura di kit per la rete periferica, escludendo l’utilizzo delle sue forniture invece nelle parti sensibili della rete e nelle aree vicine a basi militari e a siti nucleari.

 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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