La Cina richiama l’ambasciatore americano

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 12:40 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Il vice ministro degli Esteri cinese, Zheng Zeguang, ha richiamato l’ambasciatore americano a Pechino, Terry Branstad, il 15 luglio, per opporsi formalmente all’Hong Kong Human Autonomy Act, firmato dal presidente degli USA, Donald Trump, il giorno precedente. Zheng ha chiesto a Branstad di “correggere l’errore” fatto, sospendendo i provvedimenti previsti da tale legge, così come i cambiamenti alla status riconosciuto dagli USA a Hong Kong. Per il vice ministro si è trattato di una brutale interferenza negli affari interni della Repubblica Popolare Cinese (RPC) che è stata l’ultima di una lunga serie.

Secondo Zheng, la mossa americana è stata un tentativo di ostacolare lo sviluppo della Cina e non il frutto delle preoccupazioni degli USA per la democrazia o per le libertà del popolo di Hong Kong. Per il vice ministro, l’imposizione delle sanzioni verso individui ed entità cinesi è stata una grave violazione della legge e delle relazioni internazionali che tuttavia non porterà al risultato sperato dagli USA. La Cina da parte sua continuerà a difendere risolutamente i propri interessi e adotterà le necessarie contromisure.

Il vice ministro ha anche fatto notare che la decisione americana su Hong Kong è solamente l’ultimo caso di una serie di interferenze americane negli affari interni della RPC e di tentativi di danneggiare gli interessi cinesi, dopo quelli compiuti in merito alle questioni del Xinjiang, Tibet e Mar Cinese Meridionale, che hanno mostrato palesemente la natura egemonica americana.

Il 14 luglio, il presidente Trump ha firmato la legge detta Hong Kong Autonomy Act, con la quale gli USA imporranno sanzioni obbligatorie contro soggetti stranieri e banche per aver contribuito all’erosione dell’autonomia di Hong Kong, violando la Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984 e la Basic Law, una legge della RPC adottata nel 1997 e che funge da costituzione de facto dell’isola.

Contemporaneamente, Trump ha anche sottoscritto l’ordinanza esecutiva con la quale ha revocato il trattamento commerciale preferenziale che Washington accordava all’isola e ha annunciato che, da ora in poi, sarà trattata come la Cina continentale, bandendo i suoi privilegi, il trattamento economico speciale riservatole e le esportazioni di tecnologie sensibili. Già dal 25 giugno scorso, Il Senato americano aveva passato all’unanimità il disegno di legge per l’Hong Kong Autonomy Act, che avrebbe interrotto lo US-Hong Kong Policy Act, in base al quale gli USA accordavano all’isola un trattamento diverso rispetto alla RPC in termini di commercio, diplomazia e politica.

Le decisioni del governo di Washington sono state prese in seguito allo scorso 30 giugno, quando il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), l’organo che detiene il potere legislativo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

 Secondo alcuni politici americani, la RPC, avendo imposto la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong lo scorso 30 giugno, avrebbe anticipato unilateralmente di 27 anni la scadenza della dichiarazione congiunta sino-britannica citata da Trump. Questa era stata firmata tra Pechino e Londra il 19 dicembre 1984, in preparazione della cessione dell’ormai ex-colonia e ne stabiliva la nuova sovranità e la sua amministrazione secondo il modello “un Paese, due sistemi” che l’avrebbe esclusa dalla gestione sulla base del sistema del socialismo cinese per permetterle di proseguire con il suo modello di sviluppo capitalista, almeno fino al 2047. Tuttavia, per Pechino, poiché tale documento è stato fatto rientrare nella Basic Law, adottata alla cessione da parte del Regno Unito dell’ormai ex-colonia, il primo luglio 1997, esso non ha più  validità. Di conseguenza, secondo la RPC l’appello americano al trattato  sino-inglese non ha valore. Hong Kong è una regione amministrativa speciale della RPC dal primo luglio 1997, quando fu ceduta dal Regno Unito, del quale era stata una colonia dal 29 agosto 1842.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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