Italia-Libia: Lamorgese vola a Tripoli

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 19:41 in Italia Libia

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La ministra dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, è in viaggio verso Tripoli, dove è attesa per una serie di incontri di alto livello nella sua prima visita ufficiale all’estero post-coronavirus. La Lamorgese ha in programma di incontrare, in una prima sessione plenaria, il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, il ministro degli Affari Esteri, Mohamed Siala, il vicepremier, Ahmed Maiteeq, e il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga. Successivamente, è previsto un colloquio più approfondito con l’omologo Bashaga sul tema dei flussi migratori, della minaccia terroristica e delle modifiche al Memorandum d’Intesa fra Italia e Libia del 2 febbraio 2017.

Il documento era stato sottoscritto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, al contrasto dell’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj. Il documento era stato raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini, ha una durata triennale e si rinnova automaticamente 3 mesi prima della scadenza, in assenza di indicazioni diverse.

Il 2 luglio, il Viminale ha ospitato il primo incontro del comitato tecnico misto italo-libico per negoziare le modifiche al Memorandum d’intesa. Nel corso della riunione, la delegazione italiana ha confermato l’obiettivo di imprimere una svolta sostanziale alla cooperazione tra i due Paesi nella gestione dei flussi migratori. “Attraverso il richiamo e il puntuale rispetto delle norme applicabili in materia di diritti umani, un ruolo centrale da riconoscere alle competenti agenzie delle Nazioni Unite e il progressivo superamento del sistema dei centri che ospitano i migranti, vogliamo rafforzare la cooperazione con la Libia e al contempo modificare le basi del nostro rapporto”, si legge nella dichiarazione della delegazione italiana.

Nel frattempo, a Roma, dopo il via libera del Senato di una settimana fa, anche la Camera ha approvato il decreto sul rifinanziamento delle missioni, nonostante, ancora una volta, il nodo dell’impegno militare in Libia abbia creato tensioni nella maggioranza. Il 7 luglio, si erano espressi a favore della proroga delle operazioni in Libia, 260 senatori, ai quali si erano contrapposti 14 contrari e 2 astenuti. Oggi, giovedì 16 luglio, il capitolo Tripoli ha incassato il sì di 401 deputati, con il fronte dei no che ha raccolto il voto di 23 membri dell’aula, molti dei quali esponenti della maggioranza. Tra i dissidenti, si sono schierati, ad esempio, Laura Boldrini e Matteo Orfini, del Partito Democratico, nonché Paolo Lattanzio e Giorgio Trizzino, del Movimento 5 Stelle. Contrari anche diversi esponenti del partito Liberi e Uguali (LEU) e il fronte di Italia Viva, i cui deputati non hanno partecipato al voto.

Il provvedimento sulle missioni, messo a punto dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, prevede il rinnovo della presenza dei militari italiani all’estero e, nel caso della Libia, concerne la proroga, per quest’anno, della partecipazione del contingente della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia Costiera della Marina libica. L’argomento è fonte di contrasti soprattutto all’interno della maggioranza, dove molti si dichiarano contrari al sostegno diretto alla Guardia Costiera libica, più volte accusata di essere coinvolta in violazioni dei diritti umani e traffico illecito di migranti.

Nel quadro del conflitto libico l’Italia sostiene, insieme a Qatar e Turchia, il GNA di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato dal primo ministro, Fayez al-Sarraj. Dalla parte del comandante Khalifa Haftar, invece, uomo forte del governo di Tobruk, sono schierate Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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